Fitto apre il fuoco amico sulla nomina di Toti e il Cavaliere ci ripensa: “No a coordinatore unico”

In Forza Italia stava per scoppiare una guerra interna senza precedenti: i lealisti non accettano di essere subalterni a Toti. Fitto apre il fuoco amico sulla stampa nazionale: “Non ci umili così”. Tutti a Roma per chiedere il dietro front a Berlusconi e alla fine lui cede.

Raffaele Fitto

BARI- La vecchia guardia non ci sta a farsi scavalcare da un neofita della politica. Fitto ha cercato di fare tutto il possibile per evitare che la nomina di coordinatore nazionale unico ricadesse sul fidato direttore dei telegiornali berlusconiani, Giovanni Toti. Si sapeva già da tempo che l’ex ministro negli incontri di Arcore continuava a puntare i piedi per evitare una mossa che scatenerebbe una vera e propria guerra dei big forzisti.

Ecco perché sulle agenzie di stampa, in queste ore, si stanno scatenando le polemiche della vecchia guardia: un segnale, un avvertimento a Berlusconi e anche un modo per bruciare il suo numero due. Il via libera al fuoco amico lo ha dato proprio Fitto dalla colonne del Corriere della Sera, con un intervento ben calcolato: “Il Cavaliere non ci umili con quella nomina”. Parole taglienti dell’ex ministro, che allo stesso tempo rassicura il leader maximo e propone la soluzione: “Non andrò via dal partito. Ma è necessario un organigramma con posizioni diverse ma tutte paritarie sotto le guida del presidente Berlusconi”. I lealisti hanno già radunato le truppe a Roma per mostrare i muscoli al capo e hanno dato inizio a un braccio di ferro fatto di incontri, telefoni roventi e tensioni.

L’organigramma pensato dal Cavaliere non piace alla vecchia guardia, ma soprattutto a Fitto, che con 10 altri big dell’Ufficio politico dovrebbe sottostare a Toti. L’ex ministro ha ottenuto che la Puglia rimanesse nelle sue mani, è riuscito a piazzare Baldassarre nell’ufficio di presidenza, ma non accetta di essere subalterno al direttore dei tg mediaset (TG4 e Italia 1), perché proprio lui, il predestinato a diventare il numero due, per la seconda volta verrebbe scavalcato da uno sconosciuto della politica.

I forzisti pugliesi sono compatti: “Condivisione totale delle parole di Fitto: bisogna dare un giusto riconoscimento a chi è stato deciso, leale e lucido” – spiega Francesco Bruni. “Berlusconi dovrà fare un passo indietro”- tuona Marti. I parlamenati salentini si allineano e tutta la vecchia guardia gli fa eco: “Non vogliamo che si umili tutta una classe dirigente”. Fitto, quello che veniva definito la “protesi di Berlusconi”, adesso ha rischiato il rigetto. E’ dovuta passare un’intera mattinata prima che Berlusconi assediato dalle truppe lealiste sventolasse bandiera bianca. “No al coordinatore unico- annuncia all’Ansa il Cavaliere – ma sì a risorse nuove. Rilanciare Forza Italia valorizzando la classe dirigente di questi anni”. Il braccio di ferro continua.