Pena di morte ai marò, Letta: “Delhi rispetti gli accordi”

"Li riporteremo a casa. L'India deve rispettare gli accordi presi con l'Italia". Così il premier Enrico Letta sulla notizia della pena di morte per i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Taranto resta col fiato sospeso

Enrico Letta

TARANTO- Dopo la notizia che ha nuovamente sconvolto l’ Italia, ma soprattutto Taranto e Bari, della possibilità di pena di morta per i 2 marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone , si sono incontrati il ministro della Difesa, Emma Bonino ed  il Premier Enrico Letta per esaminare gli ultimi sviluppi sul caso .

È la seconda volta che la stampa indiana, con le pagine dell’  Hindustan Times, solleva la questione pena di morte. Se la prima volta però il governo indiano aveva immediatamente smentito questa ipotesi, adesso la situazione non è ancora del tutto chiara. Il presidente del Consiglio  ha ribadito intanto la fiducia nel Governo indiano e nel loro rispetto degli impegni già concordati tra i due paesi: “Ci aspettiamo che il Governo indiano sia conseguente alle indicazioni date e alla decisione della Corte Suprema – ha spiegato Letta – che aveva assicurato che non ci sarebbe stato il reato di pirateria e una decisione rapida. Sarebbe inaccettabile che quelle rassicurazioni non fossero rispettate”.

In caso contrario, il Governo italiano si riserva di assumere, in ogni sede, tutte le iniziative necessarie: “Confermo che il Governo italiano – aggiunge Letta – resterà a fianco dei marò e delle loro famiglie fino a che non avremo raggiunto l’obiettivo di riportarli in Italia”. Certo, nonostante le rassicurazionei di Letta, resta alta la tensione tra i due stati . Li riporteremo in Italia – garantisce Letta alle famiglie Latorre e Girone. Ma per i familiari, il terrore della pena capitale rimane. Taranto, per il suo fuciliere Latorre è col fiato sospeso .

La decisione sui marò “verrà presa entro due-tre giorni” ha detto intanto il ministro degli Esteri indiano. Sono ore quindi di  grande preoccupazione, nonostante la questione dovrebbe chiudersi con  una nuova smentita sulla  sentenza capitale.