La salute in fumo

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Mentre il decreto 136, quello su Terra dei Fuochi e Ilva, continua il suo iter verso la conversione in legge, resta sempre appesa ai camini del siderurgico la salute dei cittadini di Taranto, mischiata ancora al fumo e al veleno. Non c’è la copertura finanziaria per il risanamento degli impianti che provocano «malattia e morte». Il vertice al Ministero dello sviluppo economico non ha alleggerito i dubbi sulla realizzazione dei lavori previsti dall’autorizzazione integrata ambientale.

Servono i soldi. Secondo il sub commissario Ilva, Ronchi, «le banche vogliono prima vedere qual è la risposta dei Riva alla richiesta di aumento di capitale». Richiesta partita da un emendamento ma legata alla presentazione del piano industriale che non c’è. Così come manca il piano ambientale.

I dubbi restano anche sulle bonifiche, sulla opportunità di avviarle mantenendo le fonti inquinanti attive. A pagarne le conseguenze è la città, il quartiere Tamburi che è circondato da ciminiere e minerale e discariche e cemento. Proprio lì, a ridosso della raffineria Eni, la Ecodì vorrebbe realizzare un nuovo inceneritore di rifiuti pericolosi e non pericolosi.

L’Arpa, però, ha chiesto lo stop della procedura di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale perché «non è stata svolta – sostiene – alcuna valutazione degli impianti riguardo la trattazione delle diossine». Come se nell’aria di Taranto non se ne respirasse già abbastanza, come se i terreni non fossero già abbastanza contaminati. Il Fondo Antidiossina Onlus ha fatto analizzare le uova di galline di tre masserie nei pressi di Martina Franca. I valori riscontrati sono al di sotto dei valori limite di legge, le uova possono essere liberamente commercializzate e consumate, ma l’associazione ambientalista invita le istituzioni a maggiori controlli perché queste sostanze potrebbero accumularsi in zone lontane anche più di venti chilometri dalla grande industria e diventare pericolose.

Fumo e veleno. Miasmi e polveri. Anche a Galatina la gente ha detto basta e ha presentato lo scorso 11 novembre un esposto con 500 firme alla Procura di Lecce che ha aperto un fascicolo contro ignoti per «per getto pericoloso di cose»: l’inchiesta sulle emissioni industriali degli stabilimenti di Galatina e Soleto (Minermix, Zincogam, Fonderie De Riccardis, Nuzzaci Strade, Salento Bitumi e Colacem) potrebbe spiegare perché quella zona è la più colpita da neoplasie legate all’apparato respiratorio. Sono i dati del Registro Tumori della Provincia di Lecce a confermarlo.

Nicola Sammali

SEGNO URBANO