Diossina, sotto la lente anche le uova. Matacchiera: “Valori elevati a Martina Franca”

I valori di pcb, furani e diossina sfiorano i limiti di legge nelle uova delle masserie della Valle d'Itria. È quanto emerge dai nuovi dati presentati dal fondo antidiossina di taranto alle autorità sanitarie. Dopo il latte, le cozze e il bestiame, sotto al lente anche le uova.

UOVA

MARTINA FRANCA- Simbolo per eccellenza di una sana alimentazione, nutriente, e che chissà quante volte ci hanno proposto di bere da bambini per crescere sani e forti: le uova. Peccato che nella provincia di Taranto, anche queste rischiano di finire nel calderone dei cibi contaminati da diossine, furani e pcb, e di aggiungersi cosi al latte, al bestiame da allevamento, alle cozze. E’ bastata un’analisi effettuata su alcuni campioni raccolti in tre masserie di Martina Franca..e la frittata, è proprio il caso di dirlo, è fatta!

Ad acquistare le uova di galline ruspanti dalle masserie della Valle d’Itraia e a farle poi analizzare, il Fondo Antidiossina di Taranto Onlus. Gli esami sono stati effettuati dal centro specializzato “R&C Lab s.r.l.” di Altavilla Vicentina. Dai documenti che vi mostriamo emergono dati critici in relazione alle quantità di pcb, diossine e furani ritrovate nei campioni di uova. tanto per fare un esempio, nel campione della “masseria 1” viene riscontrato un valore di PCB di ben 0,87 picogrammi al grammo su materia grassa.

Parliamo cioè di circa il 50% del valore “limite di azione” che è invece, secondo le nuove normative, di 1,75 pigcogrami al grammo. Stesso discorso e dati simili per i campioni di uova delle altre 2 masserie. Attenzione però , non è ancora emergenza! Le uova possono essere ancora liberamente commercializzate e consumate , spiega Fabio Matacchiera, presidente del fondo antidiossina. Si tratta comunque di valori che tendono a sfiorare i limiti di legge , quindi – spiega l’ambientalista “ci sentiamo in dovere di chiedere alle autorità sanitarie di incentivare i controlli su tali alimenti.

Siamo infatti di fronte a dati che certo non possono far fare sonni tranquilli ad allevatori e consumatori.” Questi dati insomma, almeno per ora, sono una pulce che il fondo antidiossina mette nelle orecchie delle autorità preposte al controllo. Ricordiamo che fu proprio il fondo antidiossina nel 2011 a lanciare l allarme delle cozze alla diossina del mar piccolo. E fu sempre la stessa associazione a dare un campanello d allarme anche sul latte materno e sul latte vaccino.

Nel 2010 fu invece la volta delle lumache delle campagne del quartiere tamburi. Speriamo, questa volta, in controlli più veloci e perchè no, che smentiscano gli ambientalisti, che più di qualche volta di fronte agli abusi su Taranto sono venuti a rompere le uova nel paniere!

E sul report diffuso dal Fondo Antidiossina Taranto interviene anche Giorgio Assennato, direttore generale di Arpa Puglia: “I valori riportati nei tre rapporti di prova relativi alle uova degli allevamenti di  Martina Franca sono inferiori sia ai limiti massimi ( per intenderci, quelli al di sopra dei quali è vietata la commercializzazione del prodotto e se ne obbliga la distruzione) sia ai livelli di azione ( che impongono ulteriori indagini e procedure di risanamento). I valori osservati possono essere considerati medi o medio-alti,  ma ,contribuendo in modo trascurabile all’assunzione giornaliera di diossine (TDI),  possono essere considerati certamente innocui da un punto di vista sanitario. Occorre però considerare che si tratta di allevamenti di Martina Franca, alquanto remoti rispetto alla sorgente primaria di diossine (ILVA)”.