Discarica al collaudo, la Procura accelera le indagini

La discarica di Corigliano è ormai giunta alla fase finale, quella di collaudo. Intanto la procura accelera le indagini, nate a causa dell'esposto degli ambientalisti, che temono contaminazioni nell'acqua che bevono i salentini

NOE

CORIGLIANO- Lavori praticamente finiti per la discarica di Corigliano che è ormai arrivata alla fase di collaudo. Ma intanto la procura di lecce indaga sul modo di conduzione del cantiere e su tutto l’iter che ha portato all’autorizzazione del più contestato e tormentato degli impianti dei rifiuti leccesi, ormai arrivato all’ultimo miglio.

Il fascicolo d’indagine è ormai da alcuni mesi sul tavolo del procuratore aggiunto Ennio Cillo sulla base dell’esposto di alcune associazioni ambientaliste, preoccupatissime per il rischio che correrebbe la falda del Salento: proprio nel sottosuolo di Corigliano, a una manciata di metri dalla nascitura discarica, esiste infatti la più grande polla idrica della provincia di Lecce, dalla quale l’acquedotto pugliese emunge l’acqua che arriva nei rubinetti dei leccesi. A costruire la discarica è la Cogeam, ovvero il consorzio che associa il gruppo Marcegaglia, gigante del settore, la Cisa di Antonio Albanese con sede a Massafra e la geoambiente di Giuseppe Calò.

Le indagini a tutto campo sono state delegate da Cillo al Nucleo Operativo Ecologico dei carabinieri; gli uomini agli ordini del capitano Nicola Candido poco più di un mese fa hanno effettuato anche un sopralluogo nel cantiere della discarica. Lì i Noe hanno verificato che le misure di salvaguardia sono praticamente doppie rispetto alla norma: sul fondo della discarica sono stati posizionati due metri di argilla anziché uno e due teli impermeabili di Hdpe anziché uno.

Contromisure straordinarie per fronteggiare il rischio che il percolato vada a contaminare la delicatissima falda idrica profonda. Quei lavori vennero ripresi dall’Indiano proprio mentre si stavano completando: quei lavori, i più importanti e delicati, sono ormai terminati. Ora – a quanto trapela da fonte Cogeam – si sta procedendo con i collaudi a lotti, per poi procedere con quello definitivo, mentre si stanno completando alcune opere secondarie. E anche le carte dell’iter procedurale sono state setacciate dal Noe, che ha constatato anche che il piano di tutela delle acque che escludeva la nascita di una discarica in quella zona. Un punto che però – com’è ormai noto – venne derogato dalla Regione Puglia (in continuità tra la gestione di Raffaele Fitto e quella di Nichi Vendola) e venne impugnato dai comuni della zona davanti ai tribunali amministrativi, che però confermarono la legittimità della scelta regionale.

È quindi con questo quadro, a prima vista inattaccabile, che l’esposto delle associazioni e le conseguenti indagini hanno a che fare, tanto che il fascicolo in procura non riporterebbe né indagati né ipotesi di reato. Insomma, sembra ormai che il paradosso di Corigliano, quello di una discarica che sta per nascere sopra alle sorgenti d’acqua del Salento, sia un paradosso sì, ma con le carte a posto.