“Mio marito morto per le onde del radar”, ma il Tar respinge il ricorso

Dopo il decesso di un militare dell'aeronautica che prestò servizio a Otranto, i familiari chiedono di riconoscere la causa di servizio per esposizione alle onde radar. Il Tar respinge il ricorso, ma il fronte resta aperto

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OTRANTO- La materia è di quelle da sempre dibattute, ma affrontate sottovoce, legata al possibile inquinamento elettromagnetico derivante dalle onde emesse dal radar militare installato a Otranto, giusto di fronte al faro della Palascìa.

Il Tar di Lecce ha respinto il ricorso presentato dagli eredi di un militare dell’Aeronautica italiana, deceduto dopo aver contratto un “glioblastoma con estese aree di necrosi”, il tumore più comune e più maligno tra le neoplasie della glia, le cellule del sistema nervoso. Il Ministero della Difesa, infatti, nel 2007 ha negato il riconoscimento dell’infermità da causa di servizio, come richiesto tre anni prima dalla vedova del miliare, che nella base idruntina aveva prestato servizio come controllore dello spazio aereo.

Per affrontare il caso, il Tar ha nominato un consulente tecnico, il prof. Luigi Di Lorenzo, dell’Università di Bari, il quale ha depositato a giugno scorso una dettagliata relazione riguardante la patologia sofferta e le sue possibili cause, mettendo a confronto le conoscenze medico-scientifiche in materia di tumori con l’esposizione ad emissioni elettromagnetiche non ionizzanti.

“Sulla base degli atti di causa- scrivono i magistrati- risulta che il glioblastoma non è riconducibile all’eventuale esposizione professionale alle onde elettromagnetiche emesse dai radar, attivi nella base di Otranto, in quanto, secondo la letteratura scientifica in materia, le onde di questo tipo non comportano un rischio specifico che determini un effetto cancerogeno; le misurazioni effettuate in quegli anni hanno rilevato valori di densità di potenza per i campi a radiofrequenza bassi e sempre inferiori a quelli ritenuti sicuri per la salute dei lavoratori; per motivi organizzativi, inoltre, il militare non risulta essere stato esposto a significative radiazioni elettromagnetiche” anche perchè “le onde Radar si propagano prevalentemente verso l’alto e gli ambienti delle sale operative erano sufficientemente schermati”.

Dunque, il ricorso è stato respinto, perchè non si è riusciti a provare sufficientemente il nesso tra esposizione professionale e malattia nel caso specifico. Ciò che resta, però, è il sospetto che quel radar attivo da decenni non sia affatto neutro, controllato sì dal Centro interforze studi per le applicazioni militari, ma con difficoltà di monitoraggio da parte di Arpa Puglia. Con risultati sconosciuti alla gran parte dei cittadini.