Vertenza Omfesa, inizia lo “spacchettamento”?

Vertenza Omfesa: l'8 gennaio convocazione al ministero, ma il clima si fa sempre più teso. La pacchioni di Mantova, ex proprietaria, vuole riprendersi una parte delle commesse e ad ennio de leo la curatèla ha riconosciuto crediti per 500mila euro

Omfesa

TREPUZZI- Per gli operai è l’inizio dello “spacchettamento” dell’azienda, nonostante le parole ai tavoli ministeriali e nonostante la svolta che da tempo, ormai tanto, sembra essere vicina. Per i lavoratori Omfesa, l’anno inizia con amare sorprese e la convocazione dell’incontro al Ministero dello Sviluppo Economico, confermata nelle scorse ore per l’8 gennaio, non fa tirare affatto un sospiro di sollievo.
Innanzitutto perchè a Roma non sono state invitate le due aziende che hanno avanzato interesse a rilevare le Officine ferroviarie di Trepuzzi, l’Assifer di Roma e la Ricciato di Lecce. E questo è visto come un segnale di rallentamento dei tempi, visto che la loro convocazione era stata data per certa nel precedente tavolo del 13 dicembre. Nel frattempo, quel che accade sembra viaggiare, effettivamente, verso una direzione molto diversa rispetto a quella della ripresa.

7 delle 25 carrozze ancora presenti nei capannoni salentini potrebbero presto prendere la strada per Mantova. Sono le commesse che Omfesa si era aggiudicata in associazione temporanea di impresa con la Cima di Mantova, la società della famiglia Pacchioni, ex proprietari dell’azienda trepuzzina, svenduta poi ad appena 1750 euro all’allora amministratore delegato Ennio De Leo, divenuto così proprietario poco prima di presentare l’istanza di fallimento.

“Sappiamo che Trenitalia avrebbe dato mandato alla Cima di poter portar via le 7 carrozze. Ma i lavoratori non glielo permetteranno mai- chiosa Salvatore Bergamo della Fiom Cgil-. I Pacchioni hanno abbandonato questa azienda ai destini che si conoscevano da tempo, svendendola ad una cifra irrisoria. Adesso non possono fare i furbi”.

Ma gli animi a Trepuzzi sono tesi anche per altri motivi. La curatela fallimentare, infatti, avrebbe riconosciuto all’ex amministratore- poi proprietario- Ennio De Leo crediti per un ammontare di mezzo milione di euro, a fronte di una richiesta di 600mila euro circa.

Un affronto, per i quasi cento operai a secco da mesi e alle prese, tra l’altro, con i ritardi cronici nell’erogazione degli ammortizzatori sociali. Sono in mobilità da quasi un anno. E la pazienza pare aver esaurito i suoi effetti.