Morire di lavoro, la strage silenziosa

12 morti sul lavoro in un solo anno. Dall'ilva alle campagne, dal petrolchimico all'industria alimentare, lecce, brindisi e taranto piangono quattro vittime a testa.

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LECCE- Di lavoro si muore. Incredibilmente tanto. Ancora. La sequenza degli incidenti del 2013 è lunga e complessa, per quanto, probabilmente incompleta. E la mappa che ne viene fuori lascia spazio a pochi commenti: 12 vittime nel Salento, 4 per ogni provincia. Senza tener conto degli infortuni, anche gravi, degli incidenti stradali anche mortali mentre ci si dirige sui luoghi di lavoro o si torna, computo, questo, che sfugge spesso al conteggio dell’Inail.

E poi, ci sono le morti dopo aver contratto una malattia professionale. Da questo punto di vista, l’ultimo funerale che ha chiuso l’anno a Taranto, quello di Stefano Delli Ponti, 39 anni, operaio Ilva, colpito per due volte da un cancro al collo, potrebbe dirla lunga. A lui i colleghi avevano deciso di devolvere il corrispettivo di 9mila ore di lavoro per sostenere le sue cure.

È la solidarietà che si fa cuore, ma anche rabbia. Perché quella delle morti sul lavoro rimane una strage silenziosa, centellinata, diluita nel tempo, ma è quando si tirano le somme che ci si accorge della ferita sociale che provoca.

Il primo incidente grave è stato quello del 28 febbraio 2013: a Taranto muore Ciro Moccia, di 42 anni, operaio dell’ILVA. Precipita da un’altezza di 15 metri alla batteria 9 delle cokerie. Il 22maggio, un imprenditore agricolo di 59 anni, Stefano Semeraro, di Cisternino (Brindisi), è morto travolto dalla mietitrebbiatrice.

Il 18 giugno, a Falconara Marittima (Ancona), perde la vita Francesco Fiore, operaio di 53 anni di Veglie, dipendente della Ferplast, rimasto ustionato da un getto di vapore mentre eseguiva una manutenzione dentro la raffineria Api di Falconara. 9 giorni dopo, il 27 giugno, a Palagiano muore un agricoltore di 78 anni, Antonio Macchia, mentre lavorava tra gli ulivi.

Sono le morti bianche che inaugurano un’estate drammatica: sempre a Taranto, il 7 agosto, perde la vita Emanuele Tomai, 63 anni, dipendente della società “Tarantoisolaverde”, investito da un camion della stessa impresa, guidato da un collega, a Statte. Il 29 agosto a Francavilla, Angelo Reschi, 38 anni, di Aradeo, viene inghiottito da una voragine mentre lavora a una condotta dell’Acquedotto pugliese. Il giorno successivo, Taurisano è sotto shock per la tragica fine di Mario Orlando, 53 anni, stritolato in una delle impastatrici della Scarlino.

Il 15 ottobre, in una cantina sociale di Sava un solaio crolla addosso a Giuseppe Spagnolo, 61enne. Una settimana dopo, il 22 ottobre, a Porto Cesareo il braccio meccanico di una gru si spezza e schiaccia il 47enne Piero Miccoli, di 47 anni.

Il 26 ottobre, invece, Emanuele Pungente, 43enne di Torre Santa Susanna, rimane vittima di un terribile volo da un cestello elevatore dove, nel pieno centro di Milano, sta installando un cartellone pubblicitario. Anche a dicembre si è dovuto fare i conti con l’insicurezza sul lavoro: il 16, Argyropoulos Vassileios, autotrasportatore greco, muore durante le operazioni di sbarco di automezzi dalla nave traghetto Sorrento della compagnia Grimaldi, nel porto di Brindisi.

Il 27 dicembre, il copione si ripete quasi uguale: Claudio Saraceno, 57 anni, autista dipendente della ditta Ciccimarra, rimane schiacciato da un pullman di linea per il trasporto interno dei dipendenti del Petrolchimico.

Storie che fanno il paio con i numeri. Solo nei primi 7 mesi dell’anno e solo in provincia di Lecce, gli infortuni sul lavoro sono stati ben 3.258. Il 2014 sa da quali emergenze dovrà ripartire.