Da Porto Miggiano ai rifiuti tossici: un anno di inchieste ambientali

Da Porto Miggiano al Ciolo, passando per i rifiuti tossici e per Torre Veneri. Il 2013 per la procura di Lecce è stato l'anno all'insegna delle inchieste a tutela dell'ambiente.

rifiuti-interrati

LECCE- Il 2013 per la Procura di Lecce è stato l’anno delle inchieste sull’ambiente. Numerose quelle avviate, alcune delle quali già in dirittura d’arrivo, per il pool coordinato dal procuratore aggiunto Ennio Cillo.

Prima fra tutte, l’utima ad essere stata avviata proprio da Cillo, a quattro mani, col procuratore Cataldo Motta. Insieme i due magistrati hanno ipotizzato contro ignoti l’accusa di traffico di rifiuti nel Salento, sulla scorta delle numerose notizie di cronaca riportate dall’Indiano, la trasmissione d’inchiesta di Telerama e apparse sui giornali negli ultimi tempi. Gli accertamenti sono stati delegati a carabinieri del Noe, ai finanzieri del Gico e agli uomini del Corpo Forestale. Tutto è pronto per partire con l’arrivo del 2014. Alle ultime battute, invece, le indagini su Porto Miggiano e Torre Veneri.

Sono attese a giorni, oramai, le consulenze sulla caletta alle porte di Santa Cesarea Terme, rimasta sotto sequestro anche per tutto il periodo estivo nonostante i sigilli rimossi decine di volte, le denunce ai bagnanti indifferenti ai provvedimenti dell’autorità giudiziaria e i tentativi dell’amministrazione comunale, puntualmente respinti, di chiedere il dissequestro della spiaggetta.

L’inchiesta, avviata dai sostituti Antonio Negro ed Elsa Valeria Mignone, per essere conclusa attende gli esiti delle consulenze, affidate ai professori Dino Borri e Giuseppe Tommasicchio, delle Università di Bari e Lecce, sulle modalità con cui sono stati effettuati i lavori di consolidamento del costone. Stando a quanto finora accertato, gli interventi finanziati con 3 milioni di fondi Cipe anziché rendere più sicura la falesia e la spiaggetta sottostante le avrebbero irrimediabilmente danneggiate.

Le accuse di violazione di norme edilizie (lottizzazione abusiva di terreni sottoposti a vincoli), e di distruzione e deturpamento delle bellezze naturali sono state ipotizzate nei confronti del direttore dell’Ufficio tecnico di Santa Cesarea, Salvatore Bleve, del direttore dei lavori, Daniele Serio, e della titolare della ditta che ha avuto in appalto gli interventi di consolidamento, Maria Grazia Doriana.

Quanto alle indagini su Torre Veneri, la consulenza che la Procura ha affidato ai tecnici Mauro Sanna e Antonio Susanna, depositata il 3 dicembre scorso, conferma che l’area del poligono, nella marina leccese di Frigole, sarebbe inquinata dai residui delle esercitazioni della Scuola di cavalleria.

Sono ancora in corso anche gli accertamenti sui lavori effettuati alla masseria Torcito, a Cannole. Nel registro degli indagati compaiono i nomi del progettista Angelo Dongiovanni, del dirigente della Provincia di Lecce Rocco Merico, responsabile unico del progetto, del liquidatore della “Intini” Sergio Donadonibus, e del direttore dei lavori Giuseppe Botta. Le accuse ipotizzate a vario titolo nei loro confronti sono quelle di truffa aggravata in concorso, danneggiamento, lottizzazione abusiva, falsità ideologica materiale. Un nuovo piano di ripristino nelle scorse settimane è stato presentato al comune di Cannole e l’inchiesta, per essere conclusa, attende che gli amministratori decidano se autorizzarlo o meno.

Da poco è stato anche aperto un fascicolo sui lavori che saranno avviati al Ciolo dal comune di Gagliano Del Capo. Le accuse formulate, al momento contro ignoti, sono quelle di falsità ideologica in atti pubblici e deturpamento di bellezze naturali. Sotto la lente d’ingrandimento il progetto definitivo ed esecutivo da un milione di euro per la messa in sicurezza del costone roccioso, appena approvato a maggioranza dal consiglio comunale.

E’ necessario registrare, infine, un’importante vittoria della Procura, non investigativa ma processuale. In primo grado di giudizio è stato infatti condannato a 2 anni e mezzo di reclusione l’imprenditore leccese Giovanni Semeraro, accusato dell’ “avvelenamento colposo della falda acquifera sottostante il cantiere dell’Università del Salento e dell’inadeguata attività di messa in sicurezza e caratterizzazione dei luoghi contaminati”. La sospensione della pena inflitta dal giudice Silvia Minerva è subordinata alla bonifica integrale del terreno contaminato: la proprietà della Rg Semeraro, dove risiedeva il deposito di carburanti ex apisem che avrebbe causato l’inquinamento, quella dei residenti della zona, del cantiere universitario Studium 2000 e dell’area comunale su cui oggi sorge il parco Belloluogo.