Tap a Otranto? Il sindaco: “Vengano a trattare, non accetteremo imposizioni!”

Si fa sempre più insistente l'ipotesi di spostare l'approdo di Tap a Otranto. Il sindaco: "Sì solo se conserva lo stesso progetto già approvato di Poseidon. Ma le criticità di quest'opera non sono da meno".

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OTRANTO- “Chiunque stia proponendo o valutando l’approdo di Tap a Otranto dovrà venire a parlarne prima con me. Non accetteremo un secondo gasdotto, né avalleremo un progetto diverso rispetto a quello già autorizzato. Non, almeno, senza una ulteriore valutazione ex novo”. Il sindaco di Otranto, Luciano Cariddi, non spalanca le porte, ma non le serra neppure.

L’ipotesi di far confluire il gasdotto Tap nel progetto dell’Itgi Poseidon è una delle soluzioni che più insistentemente circola nelle stanze dei bottoni, a Roma come a Bari. Tap ha il gas, Poseidon no, non ancora, almeno. Però, ha già tutte le autorizzazioni ministeriali in tasca. Progetti considerati concorrenti, finora, ma che potrebbero essere complementari. Per salvare capre e cavoli, almeno per governo, Regione e lobby del gas, sempre che le due multinazionali riescano a trattare e trovare la quadra. Accorpando, senza grandi variazioni, i due progetti. Su questo sì, Otranto pare non aver problemi, come già annunciato durante la puntata dell’Indiano, andata in onda su Telerama il 12 dicembre.

Il Poseidon è leggermente più piccolo di Tap: ha capacità di trasporto del gas annua pari a 8 e non a 10, estensibili a 20, miliardi di m3. Dovrebbe arrivare qui, in questo tratto delle ex cave vicino al porto, nella stesso punto in cui l’elettrodotto di Terna si inabissa verso la Grecia. Qui, al limite del nuovo porto turistico esterno in fase di autorizzazione.

Qui dove il Parco regionale terrestre Otranto Leuca non è ancora iniziato e poco prima di quell’area marina protetta che il Comune vorrebbe far riconoscere, dalle Orte a Badisco, finanziata, questa è la proposta, anche con i soldi del ristoro ambientale del metanodotto. Eppure, questo specchio d’acqua è sito di interesse comunitario, zona Sic Alimini, grazie alla prateria di Posidonia che cresce abbondante sul fondale.

Quella stessa Posidonia per cui Tap ha scartato a monte, da sé, le ipotesi di attracco a Cerano e Lendinuso. Non è stata, evidentemente, un impedimento, neppure per il Ministero, a Otranto, dove il tubo attraverserà il Sic per 640 metri. Per ridurre le interferenze, è previsto che sottopassi la Posidonia, con un microtunnel sul fondale, a 450 metri dalla battigia.

E’ questa, insomma, l’unica cruna dell’ago da cui il gasdotto pare possa passare. È qui, d’altronde, che società e Regione hanno concordato il suo sbarco, scartando, nel 2005, altre dodici ipotesi proposte dalla multinazionale. tra queste c’era anche San Foca. dal litorale il gasdotto corre poi all’interno.

Dopo 2,3 km verso sud, giunge, in località Pile piccole, dove sorgerà la stazione di misura del gas, 3 ettari attorniati da alberi e muri a secco, in quella che era una discarica di inerti, che da Igi dovrà essere bonificata. Poi, il tubo proseguirà fino a quella pineta, dietro la quale esiste la vasca dell’acquedotto pugliese.

Il ragionamento sembra non fare una piega, se non fosse che qui si è proprio nel cuore della storia del Salento, a pochi metri dall’abbazia di San Nicola di Casole, dal faro della Palascìa, dalla valle delle Memorie, sulla soglia del Parco regionale Otranto Leuca.

Un elefante in un negozio di cristalli, anche quest’altro gasdotto. Eppure il Ministero dell’Ambiente ha dato l’ok, per quanto accompagnato da 44 prescrizioni.

Nessun ha avuto nulla da ridire. Chi lo ha fatto inizialmente, il circolo locale di Legambiente, è stato stoppato dai vertici nazionali dell’associazione, che tra i suoi partner ha, guarda caso, proprio Edison, negli assetti societari di Igi Poseidon.