Lecce, la rivolta contro la Tap

Duri scontri verbali nell'incontro di ascolto delle popolazioni organizzato alle Officine Cantelmo dalla Regione Puglia. Una vera e propria sollevazione popolare contro il Gasdotto Tap. Il Movimento Regione Salento chiede una delibera al Consiglio Comunale leccese per dire no a Tap

MRS

LECCE-  Se il governo, e il suo sottosegretario all’energia Claudio de Vincenti, pensava di trovare quattro gatti contro la Tap, ha preso – è il caso di dirlo – fischi per fiaschi. Fin dalle prime ore la sala delle Officine Cantelmo appare inadeguata ad ospitare la quantità impressionante di persone – visto anche il giorno, posto nel pieno delle festività, a cavallo tra Natale e Capodanno – che sono accorse per dire no al progetto di Gasdotto Tap.

Perché il confronto pubblico sul Gasdotto di San Foca si è trasformato nella giornata della rivolta: tanto che la vera spaccatura, all’inizio, è tra i No Tap che vogliono esporre le proprie ragioni nel confronto, e i No Tap che invece ritengono il confronto inutile, oltre che tardivo. E quella sollevazione investe in pieno non solo il governo, ma anche la regione Puglia, che con l’assessore Guglielmo Minervini sta tenendo le fila dell’Ost, la procedura partecipata per tastare il polso della popolazione e del territorio. E il polso non potrebbe essere più chiaro: il Gasdotto, nel Salento, non lo vuole nessuno.

Non lo vuole la politica, che si trova all’opposizione del governo nazionale: in primo luogo il Movimento Cinque Stelle, presente con il gruppo più numeroso e più rumoroso e la cui senatrice Barbara Lezzi incalza puntigliosamente il sottosegretario De Vincenti e anche l’assessore Minervini. In secondo luogo il Movimento Regione Salento, il cui presidente Paolo Pagliaro ha depositato in mattinata una richiesta per far esprimere anche il Comune di Lecce contro il progetto Tap.

E ancora Rifondazione Comunista, che cerca di far ripartire la sua azione politica dai conflitti che agitano il territorio. E poi ovviamente il territorio stesso: non solo Melendugno, con il sindaco Marco Potì, vero leader del dissenso, ma anche le altre amministrazioni: il sindaco di Carmiano, il vicesindaco di Vernole, che agitano la fascia tricolore davanti al sottosegretario De Vincenti e minacciano resistenza senza se e senza ma. E ancora i mille volti dell’ambientalismo salentino, sempre in prima fila contro i progetti che toccano il territorio e rischiano di danneggiarlo.

I gruppi anarchici e i gruppi di sinistra, ma anche i docenti universitari, le associazioni culturali, i professionisti e gli imprenditori balneari, ma soprattutto i cittadini. Ecco, la vera novità della rivolta di oggi è che l’opposizione al Gasdotto non è un fatto limitato ai rivoluzioni di professione. Ma un fatto di popolo, nel quale trovano spazio giovani e anziani, uomini e donne

Per cui la giornata conclusiva dell’Ost sulla Tap è soprattutto questo: un duello tecnico sulla reale necessità del Gasdotto, contestata dai comitati No Tap e dal comune di Melendugno e invece riaffermata dal sottosegretario De Vincenti. Guerra di numeri, insomma, che però lascia il passo ad un fatto politico preciso: il no alla Tap è ormai un fatto politico che affonda le sue radici in una opinione pubblica informata e consolidata. E lo spettro della Val di Susa, della trincea della Tav è ben presente al governo, che tenta di esorcizzarla, ma senza troppa convinzione.