Addio alle province con una “legge truffa”, ora si studia la riforma neoregionalista

Il ddl del Rio non convince: in molti parlano di legge truffa e di bufala, ma l'iter per svuotare le province e poi abolirle va avanti. A fine gennaio l'ultimo atto: il voto al Senato. Il rischio di marginalizzazione di alcuni territori, però, resta alto.

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A parte l’età, il governo Letta non ha riservato grandi sorprese. I quarantenni al potere non sono riusciti ancora a superare il Porcellum: nessuna riforma epocale, ma sta per andare in porto lo “svuota province”. Dopo una lunga gestazione, il ddl Del Rio è stato approvato alla Camera e a fine gennaio sarà presentato al Senato, dove potrebbe passare agevolmente, nonostante i numeri risicati che reggono l’esecutivo.

Con una legge ordinaria le province diventeranno enti di secondo livello, senza giunte, presidenti e consiglieri: saranno gestite direttamente dai sindaci, riuniti in assemblee, che si occuperanno soltanto di area vasta (gestione delle strade e pianificazione), lavoreranno a titolo gratuito e nomineranno un loro presidente. Le funzioni, il personale (circa 56 mila persone) e il patrimonio saranno redistribuiti tra Regioni e Comuni. Il piano di Del Rio è molto semplice: si comincia svuotando le province per poi abolirle nel 2015 con una legge costituzionale di un solo rigo, che dice semplicemente “vengono abolite le province”.

C’è già una guerra sui numeri: per l’Upi questo provvedimento porterà a ulteriori spese e caos, per il ministro degli Affari Regionali parla di un “risparmio superiore a 100 milioni”. Un altro punto importante sarà quello delle città metropolitane, che saranno nove, più Roma capitale, con disciplina speciale. Tra le nove città elette c’è Bari, che come le altre riceverà patrimonio, risorse e personale della provincia, diventando vero centro propulsivo di sviluppo, catalizzatore di risorse e decisore di strategie.

Tutte le controindicazioni potrebbero ricadere su territori come quello salentino, che, come ha già spiegato il professore Pierluigi Portaluri, subirà una ulteriore marginalizzazione: la Regione sarà ancora più lontana e sarà ancora più complicato ascoltare e valorizzare i territori.

Il ddl Del Rio ha molti detrattori, da Roma al Salento: per i centristi si tratta di un pasticcio, altri, come Brunetta, parlano di “legge truffa”, che tiene in piedi enti di secondo livello “sottraendoli alla rappresentanza democratica”. Le opposizioni promettono battaglia in Senato contro un provvedimento che – a loro dire – “getterà il paese nel caos”. Nel Salento c’è chi ha una posizione fatalista, come il segretario provinciale del Pd, Salvatore Piconese: “Le province sono un punto di riferimento importante per le comunità locali, un collegamento che verrà meno, ma vedremo cosa succederà, ormai è stato avviato un percorso”.

Ma se per molti presidenti di provincia lo svuota province è solo una bufala, per Massimo Ferrarese, si sta avverando quello che lui ha sempre detto: l’inizio di un percorso che dovrà portare al neoregionalismo, a una riforma degli assetti necessaria. Insomma, un primo passo, per poi pensare a delle regioni più a misura di cittadino. Secondo Ferrarese, le province erano già morte, perché erano state messe in condizione di non agire, a causa dell’esiguità delle risorse. Per molti presidenti di province, da tutta Italia e anche a Lecce, invece, “si tratta solo di una bufala”. In tanti avrebbero preferito che si procedesse con criterio: attraverso una riforma costituzionale che rispettasse l’autonomia e l’identità dei territori.

Nelle mani del ministro Del Rio c’è un progetto di riforma costituzionale degli assetti territoriali, basato sullo studio della Società Geografica Italiana, elaborato al ministero degli Affari regionali da un gruppo di esperti e studiosi, coordinati dal sottosegretario Walter Ferrazza e dal consigliere Paolo Pagliaro. La proposta, come è noto, prevede l’istituzione di 31/36 Regioni a Statuto speciale, con maglie anti-sprechi molto strette, e una loro riorganizzazione dei confini rispettosa delle piattaforme geo-economiche e delle identità fino ad oggi vive seppur represse: enti autonomi, forti e capaci di dare risposte concrete”.

Una grande occasione che un riformista come del Rio non dovrebbe farsi sfuggire. Intanto, però, il disegno di legge che svuota le province viene bocciato anche dal Presidente del Movimento Regione Salento, Paolo Pagliaro, che lo definisce inutile e dannoso “perché lascia intatta la forbice degli sprechi, aumentando il distacco tra territori e centri decisionali, producendo l’indebolimento di molti territori e rafforzando i centri di potere regionali”. Insomma, Bari la farà da padrona, capoluogo di regione e città metropolitana, con il Salento sempre più ai margini. Il ddl Del Rio, secondo Pagliaro – “è solo fumo negli occhi, propaganda per le prossime elezioni”. Il presidente del Movimento Regione Salento chiude il suo intervento appellandosi alle istituzioni e ai parlamentari salentini e chiedendosi se riescono a sentire il disagio e la preoccupazione che vive il nostro territorio.