Strangolata a Milano, caso chiuso: anche la figlia confessa

Si chiude con due piene confessioni il caso della morte di Maria Concetta De Santis, la 77 Brindisina trovata strangolata in un cantiere del Milanese. Anche la figlia, dopo il genero, confessa.

Anna Concetta Immacolata De Santis

MILANO- Paura di raccontarle che il suo convivente aveva perso il suo lavoro, paura che lei scoprisse che i due le avevano rubato dei gioielli dalla cassaforte, ma anche il fastidio di vedersi chiedere dalla madre sempre dei soldi per giocare al bingo.
E’ questo il movente, meglio, i moventi dell’omicidio di Maria Concetta De Santis, la 77enne originaria di Brindisi ma residente a Milano trovata strangolata in cantiere edile di Cesano, provincia di Milano. Anche la figlia della pensionata, dopo quanto fatto dal genero, ha confessato. Una confessione piena, che punto per punto è stata resa ai magistrati dalla 39enne Daniela Angela Albano.

La Albano e il marito, il 44enne Gianni d’Agostino, erano già stati fermati con l’accusa di omicidio lo scorso 19 dicembre, quando i carabinieri del nucleo investigativo di Milano, sulla base di rilievi e, soprattutto, delle intercettazioni ambientali registrate a margine del ritrovamento del corpo senza vita della 77enne, avevano letteralmente incastrato la coppia. “Una storia di miseria umana”, che affonda le sue radici nella crisi economica, nella dipendenza del gioco d’azzardo. Soprattutto, per usare le parole del procuratore aggiunto Alberto Nobili, “nella pochezza di valori etico-morali dove la vita vale zero”.

Zero. Tanto valeva per Daniela, la vita di sua madre Concetta.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori dell’Arma e dalla Procura di Milano, a scatenare la furia omicida sarebbe stata una lite esplosa quando la 77enne si era accorta della sparizione di alcuni gioielli, accusando proprio la figlia. Erano stati venduti dalla coppia in un compro oro, con un incasso di 5500 euro.

Poi, una parziale riappacificazione. Madre e figlia, il 5 dicembre, giorno della scomparsa, si recano in una sala bingo. Poi, tornano a casa. Qui, Daniela, insieme al marito, prima narcotizza la donna. Poi, una volta indossati dei guanti, la strangolano. Il corpo viene infilato in un sacco nero dell’immondizia e poi, nella notte, trasportato nel cantiere dove, qualche giorno dopo, sarà ritrovato da un operaio. Al centro degli interessi della coppia e, ora, anche degli inquirenti, pure un appartamento di via Mazzini, di proprietà della vittima. Attorno a quell’immobile, potrebbero girare anche altri interessi, non ancora svelati, che potrebbero dare un nuovo perché ad un omicidio che un perché, uno vero, non ce l’avrà mai.