Lavori al Ciolo, ecco gli interrogativi più importanti

I cantieri al Ciolo sono prossimi all'avvio. E mentre la procura indaga, si moltiplicano i dubbi. Ma davvero il canalone sta crollando? E che impatto avranno i lavori?Ecco gli interrogativi più importanti.

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GAGLIANO DEL CAPO- Un’inchiesta avviata e mille domande sospese. Esposti già depositati in Procura e ricorsi pronti ad essere presentati al Tar.  Sul Ciolo, il paradiso di Gagliano del Capo, i dubbi, tanti, iniziano a venire al pettine, dopo l’aggiudicazione del primo appalto da 500mila euro e l’approvazione del progetto esecutivo del secondo, per un altro milione di euro, lavori, questi ultimi, per i quali il consiglio comunale, riunitosi giovedì scorso, ha deliberato anche il via libera agli espropri, visto che l’area è quasi completamente privata.

Interventi gemelli e complementari, entrambi, finanziati con fondi Cipe ed europei. La polemica che da mesi si è scatenata sulla questione, con la presa di posizione durissima del Comitato Salento Verticale e del circolo locale di Legambiente, getta ombre lunghe su utilità e caratteristiche degli interventi.

Ma andiamo con ordine. Il primo interrogativo, il più macroscopico, rimane sulla necessità dei cantieri: davvero il Ciolo sta collassando su se stesso tanto da richiedere interventi di questa portata?

“Stiamo monitorando una fessurazione che si è ampliata nel corso degli anni. Un crollo è già stato registrato sulla ‘vora’ e ci sono massi a rischio rotolamento, già censiti”, sostiene il primo cittadino di Gagliano del Capo, Antonio Buccarello. I lavori, tuttavia, non coprono che un quarto della superficie dell’intero canalone, dove, in realtà, non si registrano crolli da migliaia di anni.

È vero che la zona, sulle mappe del Piano di assetto idrogeologico, è classificata come Pg3, al pari, però, dell’intera costa che corre da Otranto a Leuca. L’indicazione di un livello alto di pericolosità non si trasforma, automaticamente, in elevato rischio, che se c’è va dimostrato. “Oggi- incalza Ippazio Morciano, sindaco di Tiggiano e presidente di Salentoverticale, manca ancora uno studio punto per punto, di dettaglio, dell’intervento e questa analisi non può essere posticipata. Tutte le indagini visive, elettriche e sismiche hanno sì rilevato delle fratture, ma non tali da giustificare lavori di questo tipo”.

Il secondo interrogativo riguarda la portata dei cantieri. Entrambi i progetti prevedono operazioni su tre livelli: disgaggi di macigni dalle pareti, ancoraggi con i tiranti e l’installazione di imbragature, il pugno nell’occhio, soprattutto quest’ultimo, che si vorrebbe evitare.

“Sono ultima ratio- spiega Buccarello-. Se lo studio di dettaglio confermerà che sono superflue, le eviteremo. Comunque, non avranno impatto violento, tant’è che ci sono già a Portofino, a Scilla e persino ad Anacapri”. Il problema, però, secondo chi firma gli esposti, è ciò che le reti comportano: 2.100 fori per i fittoni d’acciaio, conficcati per tre metri nella roccia; 2mila metri quadri di rete metallica a maglia stretta e 4mila a maglia larga. E poi quei disgaggi manuali che produrranno un qualcosa come 30mila calderine di roccia. E vibrazioni che, questa è una grande preoccupazione, non possono non incidere sulla falesia.

Il terzo interrogativo è sulla prospettiva che si vuole dare al Ciolo e quanto l’aspetto naturalistico sia stato tenuto in debito conto. Il Ciolo ha quel fascino perchè è tra i luoghi in cui la mano dell’uomo è stata meno impattabile. Il rischio che possa trasformarsi in un’altra Porto Miggiano c’è. Ed è innegabile. Se davvero il Ciolo sta crollando, sono questi interventi l’unica alternativa? Oppure è più giusto limitarne la fruizione e conservarne la bellezza? Non c’è un altro Ciolo. E questo dev’essere chiaro. A tutti.