Consorzi di bonifica, nel futuro cartelle esattoriali e licenziamenti

Non cessano le polemiche per il finanziamento deciso dal Consiglio regionale ai Consorzi di Bonifica. Gli Enti devono tornare autonomi. E per farlo gli agricoltori torneranno a pagare e i dipendenti rischiano il licenziamento. Facciamo il punto con le stime effettuati nei tre consorzi del Salento nel prossimo servizio.

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BARI- A 4 giorni dall’approvazione in Aula del finanziamento da 17 milioni da dividere in due trache ai Consorzi di bonifica le polemiche non si placano. Da un lato la Coldiretti che guarda al futuro con l’ottimistica prospettiva di riuscire a risanare gli Enti grazie alla legge di riforma approvata lo scorso anno. Dall’altro il democratico Fabiano Amati che, invece, la vede in modo diametralmente opposto. Definendo il salvataggio degli Enti, una missione impossibile che tra l’altro ha impedito di abolire il ticket sulle ricette farmaceutiche.

Intanto però il futuro dei Consorzi è in mano, da un lato al ritorno delle cartelle esattoriali e dall’altro ad azioni che peseranno sui dipendenti.

Entrambe le strade sono tracciate nella relazione che l’assessore al ramo Nardoni ha consegnato ai colleghi eletti di Via Capruzzi. Il primo punto è proprio il ritorno alla contribuenza. E c’è anche una stima di quanto e chi pagherà. Vediamo: la media per tutti è di 35 euro ad ettaro. Per l’Arneo sono 148.918 i contribuenti che dovranno sborsare di tasca proprio 9 milioni di euro.

Per il Consorzio Stornara e Tara verranno addebitati i costi dei servizi a 62.387 contribuenti per un valore di 3 milioni e 200 mila euro. Ugento li Foggi staccherà ricevute per 94.903 ditte per un totale di 4 milioni 650 mila euro.

Una bella somma insomma che comunque si perderà nel mare magnum di spese e debiti. Una delle ipotesi in campo è persino quella di incassare ciò che dal 2005 fu sospeso per volere della prima giunta Vendola. La Regione dal 2005 ad oggi ha concesso ai Consorzi qualcosa come 200 milioni di euro, sovvenzionandoli con tranche da 25/30 milioni l’anno.

L’altra strada è quella del ridimensionamento del personale. Nella relazione si legge chiaramente che il personale che risulterà in esubero sarà, con accordo dei sindacati, messo in mobilità o di esodo. Si valuterà, ma di certo una via di fuga indolore per degli Enti malati cronici non esiste.