Ilva, Sebastio: “Dissequestro non incide su processo”. Ma mancano i soldi per le bonifiche

"Il dissequestro e la restituzione ai Riva degli 8 miliardi e 100 milioni di euro non inciderà sul processo per disastro ambientale". Cosi il procuratore di Taranto Franco Sebastio dopo la sentenza della Cassazione. Rabbia per gli ambientalisti: "Erano i soldi per le bonifiche"

Procuratore Capo della Repubblica del Tribunale di Taranto Franco Sebastio

TARANTO- È passata come una sconfitta per l’accusa, nell’ inchiesta per disastro ambientale a carico dell’Ilva, la notizia del dissequestro degli 8 miliardi e 100 milioni di euro, prima tolti ai riva e , dopo, restituiti , su decisione presa in cassazione. Ma, di sconfitta non si tratta. Lo assicura il procuratore capod ella rpubblicadi ta franco sebastio. “prendiamo atto della sentenza della cassazione – spiega – e andiamo avanti, come abbiamo sempre fatto. Per il processo – assicura il magistrato – non cambia nulla”. È la prima volta che in un anno e mezzo i Riva portano a casa un risultato positivo, da quando cioè la magistratura è impegnata nell’inchiesta.

Ma se il procuratore Sebastio ha assicurato che il dissequestro non inciderà sul processo, c’è ora da capire cosa accadrà nella città dei due mari, in tema di bonifiche soprattutto. Si perchè quegli oltre 8 miliardi sarebbero stati investiti per le opere di ambientalizzazione.

Il valore dei beni sequestrati ed ora sbloccati infatti, era secondo i consulenti della procura, la cifra equivalente alle somme che dal 1995  l’Ilva avrebbe risparmiato non adeguando gli impianti del siderurgico.

La somma, (distribuita in beni immobili, conti, liquidità e partecipazioni riconducibili sia alla  Riva Fire che alle società Riva Forni Elettrici e Riva Acciaio) doveva servire per le bonifiche invece, torna  in possesso del gruppo Riva. Non è una sconfitta, forse, la decisione della Cassazione, ma ha fatto montare rabbia e polemiche, mentre cresce  l‘ attesa per le motivazioni della sentenza. Motivazioni attese sia dai legali stessi dei Riva.

Come spiega il  penalista Franco Coppi che dice, alla base della nostra contestazione, c’era il fatto di “accomunare la normativa sulla responsabilità delle società e quella delle persone fisiche, con il ruolo di una holding che non era direttamente interessata rispetto a quello che sarebbe stato compiuto da una società controllata.” E le motivazioni sono attese  anche , da cittadini e  ambientalisti.

Domanda, per ora senza risposta, quella di  Angelo Bonelli  dei Verdi e consigliere Comunale di Taranto  : “Chi pagherà Oora le bonifiche e i danni fatti alla città dall’inquinamento?