Si rinuncia a tutto tranne che al cibo: l’agroalimentare non va in crisi

I salentini non rinunciano alla buona tavola: il settore dell'artigianato agroalimentare non va in crisi. Pasticcerie e macellerie sempre al top

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LECCE- Buone forchette, i salentini. Rinunciano a tutto, ma non alla tavola, tanto da consentire all’artigianato alimentare di resistere alla crisi. Uno dei pochi settori. E’ la fotografia che emerge da un report dell’Osservatorio economico di Confartigianato Imprese Lecce su dati Unioncamere-Infocamere. Nel Salento, si contano 1.473 aziende.
Tra queste, 677 sono pasticcerie, panifici e gelaterie. Esattamente come un anno fa. I servizi di ristorazione e i locali dei cibi da asporto sono sempre 569. Calano, invece, a 98 i pastifici. Rimane inviato il numero delle ditte che macellano le carni (2) e quello delle industrie lattiero-casearie (43). Scendono a tredici le aziende del «tè, caffè, cacao, condimenti e spezie».

Sono ancora nove le imprese che si occupano della produzione di oli e grassi sia vegetali che animali. Sono undici quelle che lavorano e conservano la frutta, gli ortaggi e il pesce, mentre sono dodici le distillerie e le birrerie. Proprio come l’anno scorso. Aumentano sia le aziende che lavorano le granaglie (22) sia gli altri produttori alimentari (17).

«A prima vista – spiega Luigi Derniolo, presidente di Confartigianato Imprese Lecce – sembrerebbe che il comparto abbia retto bene alla recessione, ma la realtà, forse , è che molte aziende hanno chiuso, rimpiazzate da altre attività aperte da giovani che hanno visto nel settore agro-alimentare l’unica soluzione alla disoccupazione. Pertanto – conclude Derniolo – le nuove aperture non sono dovute tanto a un aumento della domanda di mercato, quanto alla disperazione di alcuni disoccupati». Cionostante, il settore regge. E finché c’è cibo, c’è speranza.