Bruxelles “grazia” gli ulivi infetti: nessun abbattimento

Ormai è ufficiale. Non ci sarà nessun abbattimento per le piante di ulivi nell’area ionico-salentina della provincia di Lecce. Arrivano buone notizie anche per quanto attiene ai vivai.

ulivo

LECCE- La prima vera battaglia è vinta. E stavolta è ufficiale. Non ci sarà abbattimento degli ulivi colpiti dal complesso del disseccamento rapido. Bruxelles è stata clemente e ha confermato le indiscrezioni di questi giorni: il deserto non prenderà il posto della distesa verde nell’arco ionico, negli 8mila ettari tra Gallipoli e Ugento fino a Ruffano e Supersano nell’entroterra.

“In Europa avevano tutt’altra idea, ma va dato atto ai tecnici dell’Osservatorio Fitosanitario regionale e al gruppo di coordinamento che ha lavorato sul campo, di essere riusciti a scardinare una decisione che avrebbe potuto rappresentare una vera e propria iattura per il comparto agricolo pugliese”, ha commentato l’assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, Fabrizio Nardoni.

“E’ stata durissima- ha aggiunto- ma abbiamo spuntato il miglior risultato possibile, segno di un lavoro svolto con tempestività, grazie alle risorse finanziarie messe a disposizione dalla Regione, su un emergenza sconosciuta e completamente inedita per il territorio europeo”.

Per il momento, si porta a casa anche l’altro risultato, ancora più incerto fino a stamattina: è scongiurato il blocco totale dei vivai dell’intera provincia di Lecce, ciò che il comitato fitosanitario permanente europeo, in questa due giorni di discussione, aveva chiesto.

Invece, “le piante saggiate e per cui le analisi proveranno l’assenza della Xylella potranno essere liberalizzate – spiega Antonio Guario, dirigente dell’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia – e possiamo dare già per certa la possibilità di commercializzazione di vite, agrumi e delle piante di ortaggi coltivati in serre con protezione anti insetti”. Le piante che potranno essere commercializzate sono contenute in un allegato alla decisione della Commissione Europea, un elenco formato da circa una cinquantina di piante che i ricercatori sono già stati in grado di individuare.

Si riprende fiato, insomma. Almeno fino al prossimo aprile, quando si tornerà a Bruxelles per aggiornare il tavolo alla luce delle nuove analisi che dovranno essere effettuate su 16mila campioni.