Torchiarolo, Legambiente bacchetta l’Arpa

Inquinamento da Pm 10 a Torchiarolo, Legambiente Brindisi bacchetta l’Arpa, secondo cui le polveri sono prodotte al 90% dai caminetti, e richiama Vendola: “Si compiano gli approfondimenti necessari”.

Legambiente Puglia

TORCHIAROLO- Le argomentazioni fornite da ARPA Puglia a sostegno della proposta di non assoggettabilità a Valutazione Ambientale Strategica (VAS), relativa allo “Schema di Piano contenente le prime misure di intervento per il risanamento della Qualità dell’Aria nel Comune di Torchiarolo (BR) per l’inquinante PM10”, infatti, non convincono la sezione brindisina di Legambiente che, oltre a contestare quanto affermato dall’Agenzia Regioanale, e pur riconoscendo alla stessa l’impegno profuso, richiamare il Presidente Vendola – si legge in una nota – a compiere gli approfondimenti necessari, anche come ulteriore e pregiudiziale prescrizione per l’attuazione del “Piano” già approvato in Giunta e con il quale – scrive Legambiente – si esclude l’assoggettabilità dello “Schema di Piano” alla VAS.
Giova ricordare che, secondo l’Arpa, l’inquinamento da pm 10 nel Comune di Torchiarolo è causato al 90% dalla combustione delle biomasse nei camini familiari e, solo la restante parte (10%) è attribuibile alla centrale di Cerano, agli altri impianti industriali, al traffico, alle attività agricole e così via.

Una tesi che, oltre a Legambiente, in città non ha mai convinto nessuno. Per questo, Il primo cittadino di Torchiarolo Giovanni Del Coco ha già avanzato la richiesta alla Regione di congelare l’accordo per poter sottoporre invece il piano regionale a Vas. A scatenare lo scetticismo generale sui rilievi è il fatto che mancano i raffronti fra la composizione chimico-mineralogica, attraverso appositi marker, fra il carbone utilizzato come combustibile nella centrale di Cerano e le particelle incombuste inorganiche rilevate dai filtri della centralina sita in Piazza Don Minzoni a Torchiarolo.

“Questo tipo di accertamento – secondo l’Arpa – richiederebbe di disporre di un acceleratore di particelle e di una tecnica di ricerca, patrimonio di pochissimi ed effettuabile solo da questi”.

Tesi smontata da Legambiente che fa notare come “all’interno della “Cittadella della Ricerca” di Brindisi e proprietà dell’Università del Salento, l’esistenza di un laboratorio attrezzato con acceleratore di particelle, anche utilizzato, come in vari Centri in Italia, per la datazione dei reperti archeologici con l’isotopo 14C.”

Insomma, oltre all’elogio per il lavoro svolto, quella di Legambiente sembra una vera e propria reprimenda nei confronti dell’Arpa.