Moria degli ulivi, ecco le immagini esclusive

La forestale e l'osservatorio fitosanitario regionale hanno sorvolato stamattina le aree colpite dalla moria degli ulivi, per capirne meglio l'estensione. Noi eravamo con loro. Vi mostriamo le immagini esclusive riprese dall'alto.

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LECCE- Quando l’elicottero si alza in volo da località Fondone, a Lecce, la vista mozza il fiato. A bordo, il comandante della forestale, Jacopo Ristori, l’ispettore del Nipaf, Antonio Panzera, il direttore dell’Osservatorio fitosanitario regionale, Antonio Guario. Si viaggia in direzione Ovest, verso Gallipoli. L’obiettivo è quello di verificare l’estensione dell’infezione da Xylella Fastidiosa.

Dall’alto, il Salento sembra ancora di più una foresta di ulivi, continua, un manto verde e marrone. Si sorvolano i limiti della zona rossa, si cerca di comprendere quali sia il suo effettivo perimetro. Verso sud, si arriva fino a Torre Pali, dove il batterio pare essersi placato. A Nord, si giunge fino a Sant’Isidoro- Porto Cesareo. E si tira un primo sospiro di sollievo. La zona è circoscritta, per fortuna lo è. Ma lo scenario sulle aree colpite è un colpo al cuore.

Quando si oltrepassa Gallipoli, il suo porto, il centro storico, e l’azzurro lascia spazio alla terra, si incontrano le prime distese di grigio, tra queste il cimitero degli ulivi, alberi rinsecchiti in località Castellana e Sauli, il primo focolaio da cui si è propagata l’infezione.  È qui che il complesso del disseccamento è a macchia d’olio, per poi propagarsi a spot, fino a diventare più episodico. Antonio Guario una osservazione però la fa, netta: la malattia ha colpito soprattutto laddove i terreni non sono arati, sono meno curati. “Bisogna Riprendere la coltivazione del terreno, curare le piante, attuare attività per migliorare il loro stato vegetativo”, dice il capo dell’Osservatorio fitosanitario.

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Sono queste le immagini che accompagneranno le analisi che verranno effettuate entro il 17 dicembre e che il 18 saranno la dote con cui la regione si presenterà a Bruxelles, per chiedere di evitare a tutti i costi lo sradicamento degli alberi in tutta questa zona colpita. È anche il contenuto della diffida inviata all’Ue da parte delle associazioni ambientaliste.

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D’altronde, è impossibile immaginare qui il deserto al posto degli ulivi. Quando si torna a terra, a fine volo, questa convinzione è ancora più forte.