Presentato alla Camera il Ddl Neo-regionalismo, Pagliaro: “Una grande occasione di svolta per la politica e il Paese. Oggi la Regione Salento è possibile”

Presentato alla Camera dei Deputati il progetto che prevede l'istituzione di 30/36 Regioni a Statuto speciale, con maglie anti-sprechi molto strette. Pagliaro lancia l'appello alla politica: "Facciamo tutti uno sforzo per affrontare l'iter di approvazione senza snaturare i capisaldi della proposta"

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ROMA- “Per chi mi conosce e ha condiviso gli ultimi anni con me, oggi e’ una giornata davvero importante, una parentesi di chiusura di un primo tratto del percorso verso il neo regionalismo“. Cosi’ il presidente Paolo Pagliaro durante la conferenza stampa che si e’ tenuta oggi presso la Camera dei Deputati, assieme al sottosegretario Walter Ferrazza ed il coordinatore nazionale del Mir Gerardo Meridio, per la presentazione del ddl sul riordino territoriale ed istituzionale.

“Per quasi vent’anni -ha continuato Pagliaro- nel mio Salento, ho maturato la consapevolezza di quanto la nostra Carta fondamentale fosse preziosa e rivoluzionaria, nel suo rilievo formale e sostanziale, quanto ai principi. Il momento costituente, tuttavia, non ha colto, per me e i miei amici, le giuste intuizioni per il Titolo V, immaginando uno Stato con un’autonomia regionale subalterna rispetto allo Stato. Una circostanza a cui il legislatore, specie negli ultimi anni, ha cercato di porre rimedio, intervenendo più volte per enti regionali autonomi. In terre come la mia, pero’, la questione della organizzazione statale si incrocia con il problema culturale: ci sono popoli nel nostro Paese che hanno visto sfumare, in sede Costituente e anche dopo, la possibilita’ di vedersi riconoscere un’indipendenza sociale, culturale e politica necessaria per la specialita’ delle proprie radici.

In Salento, ma anche altrove, il pensiero regionale moderno nasce cosi’. Ci sono, poi, altre considerazioni di merito che mi hanno convinto della bonta’ di questa idea: l’ incapacita’ di uno Stato cosi’ pensato di rispondere alle esigenze dei territori, una politica ingessata e più propensa a lavorare per se stessa anziche’ per il bene comune, con il proliferare di enti inutili che gravano sul bilancio pubblico a spese dei cittadini ma senza un ritorno in termini di efficienza. Sono queste alcune delle tante domande a cui questa ambiziosa proposta di riforma cerca di rispondere, a mio avviso in modo convincente più di ogni altra.

In questi mesi di lavoro a fianco delle migliori sensibilita’ e professionalita’ e della Societa’ Geografica Italiana, abbiamo cercato di sognare un’Italia moderna, in grado di raccogliere la sfida europea con Regioni forti e operose. Inutile ricordare gli scandali che stanno attraversando lo stivale sugli sprechi degli enti, cosi’ come la tanto annunciata abolizione delle Province, che anche se portata a termine non esaurirebbe il ciclo riformatore di cui abbiamo bisogno. In questo tavolo di lavoro ministeriale, grazie alla lungimiranza del sottosegretario Ferrazza, abbiamo pensato ad un sistema Italia nuovo, che potesse fare delle Regioni dei volani per lo sviluppo culturale ed economico del Paese. La proposta, come e’ noto, prevede l’istituzione di 30/36 Regioni a Statuto speciale, con maglie anti-sprechi molto strette, ed una loro riorganizzazione dei confini rispettosa delle piattaforme geo-economiche e delle identita’ fino ad oggi vive seppur represse. Abbiamo ritenuto giusto ed efficace ripensare al ruolo stesso delle Regioni, nell’ottica di soddisfare il principio di prossimita’ che impone la costituzione di enti regionali il più autonomi possibile per rispondere con vigore alle esigenze locali.

Abbiamo avuto modo di renderci conto del valore economico della riforma, che farebbe risparmiare miliardi pubblici che oggi si perdono tra lo Stato e un altro ente o agenzia, senza risultati in termini di sviluppo. Oggi e’ chiaro che il regionalismo pensato nella Costituente sia oltremodo inadatto ad offrire ai cittadini i servizi che meriterebbero per l’ammontare, sempre più salato, delle tasse pagate. Il sistema che proponiamo, invece, e’ quasi ossessionato dalla necessita’ di erogare servizi pubblici degni degli standard europei a costi più bassi, di rispettare i cittadini eliminando ogni poltronificio di sorta in cui sfumano milioni di euro, di svecchiare la macchina burocratica che frena le iniziative dei singoli nei vari segmenti della nostra economia. Per questo ci vogliono Regioni forti e autonome.

Oggi che la proposta e’ completa nelle sue più delicate articolazioni, posso dire che abbiamo fatto la nostra parte per amore vero e sincero verso il tricolore. Tocca alla politica, adesso, dire cosa vuol fare: se continuare a non risolvere i problemi, o se regalare al Paese uno sforzo da statisti e affrontare l’iter di approvazione senza snaturare i capisaldi della proposta. Ringrazio tutti gli amici che ci hanno creduto prima ancora che diventasse reale e l’idea trovasse la condivisione di tante persone autorevoli come quelle con cui ho lavorato in questa avventura.

Questa per me e’ stata l’occasione per poter tornare nella mia terra e dire che una Regione Salento e’ possibile, che e’ possibile avere una Regione che possa rilanciare il territorio nella scena internazionale e pensare al suo sviluppo, una Regione che sappia dare risposte immediate all’economia strangolata da una burocrazia lenta e farraginosa… Per questo, ringrazio tutti. Ora -ha concluso Pagliaro- bisogna guardare avanti senza fermarsi: il treno sta passando e l’Italia non merita di perderlo”.

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