Semeraro si difende: “Non sono mie le responsabilità, ma bonifico tutto”

In seguito alla condanna a due anni e 6 mesi per “avvelenamento colposo della falda acquifera", Semeraro si ritiene estraneo ai fatti, ma decide di bonificare tutto

giovanni_semeraro

LECCE- In seguito alla condanna a due anni e 6 mesi inflitta all’imprenditore leccese Giovanni Semeraro, accusato dell’ “avvelenamento colposo della falda acquifera sottostante il cantiere dell’Università del Salento e dell’inadeguata attività di messa in sicurezza e caratterizzazione dei luoghi contaminati”, l’ex patron del Lecce, pur ritenendosi estraneo ai fatti a lui addebitati, ha deciso di impegnarsi a portare a termine la bonifica nei tempi e modi che saranno indicati dalle competenti autorità.

In particolare, in riferimento alle notizie apparse in questi giorni sulla stampa in ordine alla condanna di Semeraro nel processo riguardante il deposito di Via Taranto, gli avv. Angelo Pallara e avv. Andrea Sambati , hanno precisato quanto segue:

“Il deposito carburanti, insistente su terreno della RG Semeraro, è stato dismesso – come documentato dalle competenti autorità – nel lontano 1997, e da allora non è stato più possibile alcun tipo di sversamento di materiale inquinante nell’ambito della citata proprietà; pertanto, allo stato non vi è alcuna fonte di inquinamento riconducibile alla Rg Semeraro.

Le cause dello sversamento – secondo il giudizio dei consulenti della Procura, riportato nel capo di imputazione – sono riconducibili al cattivo funzionamento delle vasche in cemento che insistevano su quel terreno, e che sono state rimosse – proprio per questo motivo – nel 1980, quando il Dott. Semeraro non era legale rappresentate della società e si occupava di tutt’altro (come è noto).

Nel momento in cui la RG Semeraro ha appresso dell’esistenza dell’inquinamento e soprattutto della sua entità, attraverso un perizia redatta nell’ambito di un giudizio civile, ha immediatamente intrapreso le operazioni necessarie di “messa in sicurezza” e “caratterizzazione” – come previsto dalla legge – conferendo l’incarico ad una delle poche ditte specializzate, a livello nazionale, del settore; le attività di messa in sicurezza (da non confondere con le opere di bonifica, che saranno intraprese solo in una seconda e definitiva fase sulla base delle indicazioni delle competenti autorità), iniziate nel 2008, sono state ritenute adeguate dal collegio dei periti – guidato dal Prof. Fracassi – nominato dal Giudice per le Indagini Preliminari in sede di incidente probatorio, sempre nell’ambito del processo su indicato.

L’attività di messa in sicurezza è stata ritenuta congrua anche dalla Regione Puglia e dalla Provincia di Lecce organi deputati al controllo, nonché da tutti i partecipanti alla conferenza dei servizi che segue le operazioni di messa in sicurezza.

Al più vi possono essere stati dei ritardi, dovuti ad una serie di cause di ordine burocratico e tecnico, non riconducibili alla RG Semeraro.

E ancora, nel corso del processo è emerso che non sono state inquinate – come pure si è letto sulla stampa – acque di possibile destinazione ad uso potabile, in quanto per legge nei centri urbani non è possibile utilizzare i pozzi a tali fini.

E comunque le analisi delle acque di falda, acquisite nel corso del processo, hanno dimostrato come le stesse fossero già ricche di elementi inquinanti (in particolare nitrati, batteri e solventi clorurati) tali da renderle inidonee anche per uso irriguo”.