Il Pd verso le primarie con molti nomi da sciogliere, quasi pronta la nuova segreteria

Il Pd leccese si prepara alle primarie nazionali con molti nodi ancora da sciogliere: spaccature interne e situazione debitoria, che il ricavato delle primarie dovrebbe tamponare. Intanto, vanno avanti le trattative per la nuova segreteria

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LECCE- Nel Pd non è ancora tempo di pace. Le ferite delle primarie provinciali tardano a rimarginarsi tra i cuperliani. Rampino continua ad avere una posizione defilata. Sui grandi temi le posizioni sono diverse: il Consiglio Provinciale di ieri ne è stato la prova, perché se a Piconese basta il gasdotto di Otranto, a Rampino non va bene nemmeno quello. Intanto, il nuovo segretario provinciale del Pd è al lavoro per la nuova segreteria: l’accordo con Vincenzo Toma sarebbe già stato siglato, sarà quest’ultimo il vice.

“Non vogliamo fare la semplice stampella – puntualizza l’ex candidato alla segreteria – vogliamo poter contare nella futura segretaria: altrimenti declineremo l’invito”.

Nella segretaria provinciale avranno dei ruoli di primo piano Gabriele Abaterusso, Bianco, Marrocco, Cosimo Durante e Nocera. Piconese sta anche valutando la possibilità di riconfermare il tesoriere Marco Bramato, che, pur essendo uno degli uomini della vecchia segretaria, sembra ispirare fiducia anche al nuovo segretario. La situazione debitoria del Pd non è ancora risolta, ma il partito è riuscito a saldare i debiti con Stefano D’Amico, l’ex dipendente che era stato costretto ad andarsene: adesso si sta cercando di capire se potrà essere reintegrato.

Poi c’è il problema mutuo: Ludovico vico ha fatto un buon lavoro, restano da pagare 30 mila euro, che verranno saldati con i soldi guadagnati durante il tesseramento (83 mila euro circa). Persistono altre situazioni debitorie, con Inps e altro. Si punta sulle future entrate delle primarie nazionali: delle due euro in palio, un euro andrà ai circoli. In futuro sarà spending review per il Pd, anche durante le elezioni: ci saranno sempre meno soldi, ma le primarie stanno diventando un buon modo di reperire risorse. Il messaggio è chiaro anche per i renziani: sarà molto difficile che la loro proposta, di devolvere il ricavato alle popolazioni della Sardegna, possa essere accolta.