Bufera nella Asl, denunciato Maniglio(Pd). La replica: “Mai interessato ad appalti”

Nell'ambito dell'inchiesta sulla asl di Brindisi, c'è anche il nome del vicepresidente del consiglio regionale, Antonio Maniglio, tra i denunciati per i favori alla Manutencoop in cambio di assunzioni di persone a lui vicine. La replica: “Non ho mai avuto interessi negli appalti”

maniglio

LECCEDoveva essere una bufera tutta interna alla Asl di Brindisi, invece, alla fine, ha iniziato a travolgere la politica. E nel tritacarne ci è finito anche Antonio Maniglio, attuale ex vicepresidente del Consiglio regionale, esponente Pd ed ex capogruppo dei Ds nel parlamentino barese. È in questa veste che è stato denunciato dai carabinieri del Nas di Taranto, che assieme alle Fiamme gialle di Brindisi hanno portato avanti l’operazione Mercadet, che ha portato agli arresti di 22 persone lo scorso 12 novembre.

Per Maniglio, oltre che per l’attuale capogruppo Pd Pino Romano, per l’ex consigliere Vincenzo Cappellini e l’ex deputato Carmine Dipetrangelo, l’accusa è un macigno: associazione a delinquere finalizzata alla turbativa d’asta, al falso e alla corruzione. In sostanza, avrebbero favorito il colosso delle cooperative rosse, Manutencoop, nell’aggiudicazione di “appalti pubblici, attraverso attività dirette alla predisposizione di bandi di gara formalmente regolari ma in realtà modulati sulla società”, come hanno scritto i carabinieri nell’informativa ormai risalente a quattro anni fa. Avrebbero operato, stando all’accusa, “nell’approvazione politica della gara, sfruttando a tal fine anche gli incarichi politici ricoperti in seno al Pd”, ricevendo in cambio l’assunzione di “persone da loro segnalate alla Manutencoop”.

Un peso politico in grado, dunque, di giocare la sua parte, secondo gli inquirenti. A testimonianza di ciò, ci sarebbero le intercettazioni captate sul telefono dell’allora direttore amministrativo della Asl brindisina, il trepuzzino Alfredo Rampino. In una conversazione con un manager della Manutencoop, il 26 giugno 2007, rimprovera il mancato rispetto dei patti, “fa presente- scrivono i carabinieri- di aver richiesto allo stesso due cose e che nessuna è stata fatta. Una di queste era: ti ho dato un parente di Antonio Maniglio, non mio, sia chiaro”.

Tre mesi prima, lo stesso Rampino viene intercettato in una telefonata con la moglie dell’allora capogruppo Ds: “in settimana, fine settimana, inizi della settimana entrante quelle persone dovrebbero essere convocate”, ha riferito. Poche ore dopo Rampino viene richiamato dalla donna: le persone indicate erano già state chiamate. Per gli inquirenti è una prova della continua richiesta di posti di lavoro, la merce che sarebbe stata barattata in cambio dell’aggiudicazione di appalti alla Manutencoop. Due quelli nel mirino: l’affidamento in global service del servizio di energia e gestione tecnologica nei plessi della Asl brindisina e quello per la pulizia e sanificazione del Perrino e del Di Summa.

Fatti politicamente non neutri e in grado di gettare ombre scure sul Pd, per quanto, almeno per Maniglio, quelli riportati nell’informativa dei carabinieri siano stati considerati all’epoca dal pm penalmente non rilevanti, tant’è che non risulta al momento essere stato iscritto nel registro degli indagati.

“Se lo sarò, con piena fiducia nell’operato della magistratura, chiarirò ogni aspetto”, replica il vicepresidente del Consiglio regionale. “Non mi sono mai interessato di appalti, non ho mai conosciuto dirigenti o referenti delle imprese coinvolte nelle vicenda della Asl di Brindisi, né alcuno dei dipendenti indagati della stessa Asl. Non posso negare, invece,- ha aggiunto- il mio rapporto di amicizia con Alfredo Rampino, nato quando egli era direttore dell’Arpa, nominato dal presidente Fitto, e per motivi che nulla avevano a che fare con la politica. Per questo, pur nell’amarezza del momento, sono tranquillo e fiducioso nell’azione dei magistrati.