La confessione choc: “Così ho sepolto ad Alessano i rifiuti pericolosi”

“Così ho sotterrato scarti industriali e rifiuti ospedalieri”. È la confessione choc che ha reso all'Indiano un operaio della ex discarica ad Alessano. Il proprietario del sito nega, ma i dubbi rimangono, confermati dall'elenco dei siti mai bonificati della Regione Puglia.

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LECCE- L’elenco è così lungo da far impallidire chiunque. È la lista dimenticata di tutti i siti, pubblici e privati, già censiti e mai bonificati. Nero su bianco, tutti, nel più importante documento prodotto dalla Regione Puglia in materia: il Piano regionale delle bonifiche, il cui Piano stralcio è stato approvato il 12 luglio 2011.

Quattro fittissime pagine ricche di nomi e località, noti già a partire dal lontano 1994, quando l’Enea stilò il primo censimento ufficiale dei siti inquinati, 991 in Puglia, 266 solo in provincia di Lecce. È stata quella lista, associata a quella della Banca dati tossicologica del 1997-2001, a costituire l’ossatura del primo Piano regionale delle bonifiche del 2001, che, dopo una consistente scrematura, ha ridotto il numero complessivo di casi a 270 in tutta la Puglia. Di questi, oltre l’80% ricade proprio nella provincia di Lecce.

Dieci anni dopo la redazione di quel Piano, nel 2011, dei 222 siti individuati nel Leccese, ne rimangono da bonificare ancora ben 197, di cui 63 ex discariche Rsu. Sono quelli “mai stati fatti oggetto di intervento o di richiesta di finanziamento da parte delle amministrazioni locali”. Per alcuni, i piani di intervento sono stati congelati per mancanza di fondi o carenze istruttorie.

È coinvolto ogni comune, da Acquarica del Capo a Uggiano La Chiesa. In alcuni, sono presenti più indicazioni diverse: è così che si ritrovano 3 discariche Rsu ad Alessano, 5 siti differenti ad Andrano, 3 a Carpignano, altrettanti a Casarano, 9 a Collepasso, 4 a Corigliano 5 a Gallipoli, 8 a Galatina, 18 a Lecce e così via.

C’è un avvertenza, in quel piano bonifiche: ci potrebbero essere omonimie e sovrapposizioni, per cui prima di procedere a eventuali richieste di intervento è necessario effettuare analisi di rischio o mirati sopralluoghi per capire quali sono le priorità.

Che, in parte, erano già state individuate dal tavolo con le Province nel 2008 siti: prioritaria è la messa in sicurezza del campo di spandimento reflui di Casarano, idem la caratterizzazione da fare in località pastorizze a Nociglia. Nel secondo livello di priorità si trovano le messe in sicurezza della ex discarica di Castrì, delle ecoballe a Cavallino, la caratterizzazione dell’ex Saspi e della ex discarica Rsu Muro, due interventi a Scorrano: il completamento della bonifica di località la favorita e la bonifica dell’ impianto di depurazione e del campo di spandimento di località Donna Rosa. C’è anche la discarica Rsu di contrada Marulla a Copertino. In queste priorità, però, non sono stati conteggiati siti privati, che pure potrebbero essere potenzialmente contaminati.

Sono stati finanziati invece alcuni interventi di caratterizzazione in alcune ex discariche pubbliche, ma a questa attività non è mai seguita la bonifica vera e propria. È il caso di Acquarica del Capo, Alliste, Botrugno, Calimera, la ex discarica Caraccio di Cutrofiano, dove è stato indagato anche il campo di spandimento reflui in località Vora Assorbente. È ancora il caso delle ex discariche comunali di Gallipoli, Leverano, Martano, Melendugno, Melpignano, Morciano di Leuca, Ruffano, Sanarica, Seclì, Spongano, Surano, Taurisano e Ugento.

Quegli studi sono rimasti, solitamente, negli uffici comunali, causa carenza di fondi ulteriori: in media, bonificare un sito di questi costa 1.700.000 euro. Metterlo in sicurezza 266mila euro. Cifre non da poco. Ma, in questo caso, bisogna capire, appunto, se questi interventi siano o no davvero una necessità.