Capitale della Cultura, le polemiche spaccano l’Italia

L'esclusione di molte città del Nord dalla short list delle candidature a Capitale della Cultura scatena i malumori e l'Italia si spacca in due: gli esclusi parlano di scelte assistenzialiste pilotate da Bray e c'è chi dice: “L'Europa gioca così' la coppa dei dilettanti”.

Massimo Bray

LECCE- Mentre la competizione entra nel vivo, l’Italia è spaccata in due dalle polemiche ed è guerra aperta tra le escluse eccellenti . Perchè la short list delle candidate a città europea della cultura , ovvero Lecce, Cagliari, Matera, Perugia-Assisi, Ravenna, proprio non è andata giù a più di qualcuno.

L’umore dei commenti ? Una scelta che ha premiato solo le città del Sud e di sinistra con una clamorosa esclusione del nord. Cosa c’entra Lecce, con un’amministrazione di destra, in questa polemica? Bhè, chiaro, è la città del ministro della cultura Bray.  Voci che arrivano da più parti , ad esempio dall’ assessore alla cultura della Lombardia, Cristina Cappellini, indignata per l’esclusione di Bergamo e Mantova. ‘Il governo Letta, dice, si dimostra ancora una volta nemico del Nord, ed è in perfetta continuità con il recente decreto Bray sulla cultura ossia nemico del Nord e del patrimonio culturale del Nord”.

E poi continua: a prevalere sono state le solite logiche assistenzialiste, il nord esiste solo come bancomat. E anticipa: “Io e il presidente Maroni chiederemo a Letta di non ratificare la short liste perché iniqua e ingiusta“.

Anche la lega non digerisce la scelta: il segretario provinciale di Bergamo, Daniele Belotti ha postato su Facebook un commento in cui sottolinea come siano state premiate «amministrazioni a guida centrosinistra e due città sull’orlo del dissesto come Siena e Lecce». I 13 giudici sono 7 stranieri, scelti dall’Ue e 6 italiani, nominati dal ministro della Cultura. dei sei commissari italiani due sono romani, due napoletani (tra cui una studiosa della cultura meridionalista) e uno è dirigente della Treccani proprio come il ministro.

Anche due coordinatori provinciali del partito Fratelli d’Italia di Bergamo ironizzano sulla scelta: «Sicuramente di merito e non politica…» dicono, ed è solo un caso che siano state bocciate tutte le candidate di quel nord che si dice essere motore economico d’Italia, a favore di quelle regioni note per non essere mai state in grado di sfruttare le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea.

Ha scatenato un putiferio in loco anche la bocciatura di Venezia.. il sindaco Giorgio Orsoni non si stupisce: “La nostra unica colpa è di non aver letto i bandi europei: si sarebbe subito capito che vincono le città che hanno problemi da superare”.

Il vice presidente della regione Marino Zorzato ci va giù duro e dice: “Non è colpa nostra se l’Europa ha deciso di giocare la Coppa dei dilettanti e non la Coppa del Mondo».

Insomma, l’esclusione non è proprio andata giù a diverse realtà italiane che per questo tirano in ballo anche il ministro Bray e le sue presunte capacità di influenzare i giochi.

Polemiche assolutamente pretestuose dice il portavoce del ministro: i 6 italiani della giuria sono sono solo segnalati dal ministro, ma a decidere la nomina è sempre dell’europa. E poi Ravenna, non è una città del Nord? E non ultimo, il sindaco Perrone non sembra proprio un compagno! Insomma polemiche del tutto fuori luogo.

Rispondo con una risata, commenta anche l’assessore alla cultura della Regione Puglia Silvia Godelli che dice: c’è qualcuno che deve rassegnarsi al fatto che la qualità dell’italia può essere rappresentata anche dalle città del Sud.

Mariella Costantini