Consiglio nazionale Pdl, sancita la scissione. Fitto applaude al grido “Traditori”

Il Consiglio Nazionale del Pdl ha sancito la spaccatura definitiva con i governativi, che hanno già formato un nuovo gruppo in Parlamento. Fitto applaude in piedi Berlusconi, ma lui avverte: “Non attacchiamoli, saremo in coalizione con loro alle prossime elezioni”

raffaele fitto

ROMA- Tutti i vertici del Pdl, insieme agli amministratori locali salentini, sono andati a Roma, per un Consiglio Nazionale che ha sancito la spaccatura definitiva tra governativi e lealisti. I seguaci di Alfano non si sono presentati all’appuntamento: le loro richieste non sono state accolte.

I governativi hanno optato per la costituzione di un proprio gruppo in Parlamento. E’ lo stesso Berlusconi a diffondere la notizia: “Quello che leggo sulle agenzie mi ha addolorato: hanno formato un nuovo gruppo- dice rivolgendosi ai governativi, che chiamerà “Cugini d’Italia” – “Nuovo Centrodestra, un nome non particolarmente efficace, pensando a chi lo compone. Potete immaginare il dolore con cui abbiamo appreso questa comunicazione, dopo aver lottato per anni per unire il centrodestra”.  Su queste parole scatta l’applauso: Fitto, Marti e alcuni parlamentari si alzano in piedi  e applaudono, qualcuno grida “traditori”, le telecamere nazionali immortalano l’evento.

Poi, però, Berlusconi gela tutti: “Vi chiedo di non fare alcuna dichiarazione nei confronti del nuovo gruppo. Questo gruppo, anche se sosterrà la sinistra per tenere in piedi il governo, dovrà far parte della nostra coalizione, come avviene per la Lega e per Fratelli d’Italia”. Insomma, il Cavaliere è pragmatico e sa che c’è ancora bisogno di quella fetta di dissidenti che andranno per la loro strada, anche se li critica perché non sono in grado di incidere nel governo.

Berlusconi ha spiegato che il Pdl rimarrà in piedi come nome di coalizione, ma è meglio tornare a un nome più incisivo: “Avevamo deciso questo nome per racchiudere tutte le formazioni di destra, ma vista com’è andata, abbiamo ritenuto che fosse meglio ritornare alle origini perché eravamo rimasti ancora noi, quelli del ’94”. Con queste parole presenta la Nuova Forza Italia, che dovrà attingere alle migliori forze del paese, spiega il leader: nuove persone della cultura, dell’impresa dell’università, giovani con entusiasmo.

L’ufficio di Presidenza affida pieni poteri a Berlusconi, che sarà il dominus assoluto di questo passaggio, ma che avverte che “sarà previsto un organismo che garantirà tutte le aree del paese e la rappresentatività a tutti”.  Si riparte con Forza Italia: passa all’unanimità il documento portato in Consiglio nazionale. Il Cavaliere, che verso la fine del suo discorso non si è sentito bene, però, è realista: spiega che non sarà possibile a far cadere il governo, ma anche che è necessario andare all’opposizione, e le parole di oggi contro l’esecutivo ne anticipano le mosse.