Ulivi malati, i giuristi: “L’Ue non deve pretendere l’eradicazione”

Un gruppo di giuristi dell'università del salento prende posizione sul dramma degli ulivi: “L'Unione Europea deve ascoltare il territorio, non può imporre l'eradicazione degli alberi”

ulivo secolare

LECCE- L’Ue impone lo sradicamento degli ulivi infettati dal batterio Xylella fastidiosa, ma la Regione Puglia può trovare un’altra strada ed evitare il deserto negli 8mila ettari colpiti nell’arco ionico? È a questa domanda che ha provato a rispondere il team Lair, il gruppo interdisciplinare di ricercatori dell’Università del Salento riuniti dallo scopo di studiare le relazioni tra agricoltura e ambiente. Nell’inizio della due giorni di studio programmata presso il rettorato, a Lecce, la risposta è arrivata chiara.

È su questa possibilità che cercherà di battere il tasto anche l’Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia, nella videoconferenza in scaletta per martedì con gli esperti di Bruxelles. Si tenta il tutto per il tutto, ma il nodo è legato agli studi: se si riuscirà a dimostrare che l’olivo dà solo ospitalità al batterio e funge da dimora, allora forse si potrà evitare l’abbattimento. Non ci sarà scampo, invece, se le ricerche dimostreranno che gli ulivi infettati sono a loro volta fonte di contagio per le altre piante.

Come detto dal professore Giovanni Martelli dell’Istituto di virologia vegetale del Cnr, si cerca di prendere tempo fino a quando questo nodo non sarà sciolto dagli esami di laboratorio.  Sul campo, tuttavia, rimane una domanda, che chiama in causa l’intero sistema:  quale è il corretto rapporto da stabilire, oggi, tra Agricoltura e Ambiente? E quale dev’essere nel Salento?

È integrando le diverse discipline giuridiche, storiche, economiche, ecologiche che il mondo accademico prova a trovare la chiave di volta. I temi sul tappeto sono tanti e vanno dalle biomasse alla chimica, dalla coltivazione delle terre abbandonate al consumo di suolo.