Scandalo Asl, Corso e Ferrari scelgono il silenzio

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere due dei principali indagati nell’inchiesta sui bandi truccati alla Asl, Così come Borromeo il giorno prima, anche l’ingegnere Vincenzo Corso e il consigliere Comunale Antonio Ferrari fanno scena muta davanti al gip nell’interrogatorio di garanzia.

ASL Brindisi

BRINDISI- Si è avvalso della facoltà di non rispondere Vincenzo Corso, dirigente dell’area gestione tecnica della Asl e accusato, insieme ad altri 22 indagati, di aver “truccato” decine di gare di appalto per il proprio tornaconto personale. Nella seconda giornata di interrogatori, è proprio Corso, indicato dagli inquirenti come il regista di un sistema di malaffare, il principale indagato chiamato a rispondere alle domande del Gip Valerio Fracassi.

L’ingegnere, accompagnato dal legale di fiducia Rosario Almiento ha scelto, però, la via del silenzio. Stessa strategia adottata da Antonio Ferrari, consigliere comunale di Brindisi ed esponente di Centro Democratico. Anche Il geometra, secondo i pubblici ministeri Giuseppe De Nozza e Nicolangelo Ghizzardi corrotto e corruttore, ha deciso di non parlare. Bocca chiusa anche per Giovanni Borromeo, l’uomo deputato all’apertura delle buste contenenti le offerte che, accompagnato dal suo legale Roberto Cavalera, ha optato per il silenzio. Davanti al giudice per le indagini preliminari sono comparsi anche gli imprenditori Antonio Camassa, Giuseppe Rossetti e Cesarino Perrone. Il primo si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre gli altri due hanno proclamato la propria innocenza, rigettando ogni accusa.

Mentre è’ stata respinta la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dai pubblici nei confronti del dottor Antonio Perrino, legale rappresentante della Biosal, assistito dall’avvocato Antonio Savoia. I magistrati hanno accusato l’imprenditore di Novoli di turbativa d’asta e falso nella gara indetta con delibera 112 del 19 gennaio 2009 e aggiudicata alla Biosal di Antonio Perrino, con delibera 551 del 2011, per l’importo di 1 milione e 700 mila euro. Il gip sostiene che l’accusa parte da “un equivoco contenuto nell’informativa di reato”. In altre parole, il bando di gara sarebbe stato interpretato in maniera errata: “l’analisi degli atti di gara è viziata proprio da questo equivoco di fondo. Non vi è, dunque, alcuna valutazione errata da parte della commissione che ha premiato l’offerta più bassa”. “Il fatto, pertanto, non sussiste”, ha concluso il Gip, che ha rigettato così la richiesta di custodia cautelare avanzata dai pm.

Gli interrogatori riprendere nella giornata di lunedì, quando saranno ascoltati gli 11 indagati agli arresti domiciliari. Ma l’inchiesta è molto più ampia. Fra i colletti bianchi indagati a piede libero finiti nel mirino della Procura, nel ruolo di “istigatori e ideatori” ci sono anche i due ex direttori generali Guido Scoditti e Rodolfo Rollo (il secondo ricopre attualmente lo stesso ruolo a Lecce), l’ex dirigente amministrativo ed ex presidente dell’Arpa Puglia, Alfredo Rampino; Vincenzo Cappellini, ex consigliere regionale del Pd; l’ex assessore ai Lavori pubblici del Comune di Brindisi, Cosimo Elmo del Pdl; l’attuale vicepresidente delle Ferrovie Appulo Lucane, Carmine Dipietrangelo.

Erano queste, secondo l’accusa, le eminenze grigie che dettavano la linea a Corso e compagni, decidendo quale gara dovesse vincere chi. Accuse ancora tutte da dimostrare e, in qualche caso, destinate probabilmente a cadere nel vuoto visto che molti reati prescritti agli indagati “eccellenti” sarebbero già caduti in prescrizione.