“Province, riforma costituzionale unica strada per l’equilibrio territori”

Mentre il ddl del Rio, che svuoterà le province, sembra subire qualche rallentamento, si accende il dibattito sulla riforma degli assetti costituzionali. A Open tutti d'accordo sulla strada da seguire: una riforma costituzionale organica, con Regioni snelle ed efficienti.

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LECCE- Il ddl Del Rio, che svuoterà le province rendendole dei “gusci vuoti”, continua a subire slittamenti: il termine per presentare emendamenti in commissione si allunga al 18 novembre e l’approdo in aula potrebbe avvenire per il 2 dicembre. Del Rio è deciso ad andare fino in fondo: l’idea è quella di svuotare subito questi enti intermedi di funzioni e di costi della politica, per poi assestare il colpo mortale con una riforma costituzionale di abolizione. Si tratta di una scorciatoia per dare un segnale all’opinione pubblica, prima di intervenire con una legge costituzionale organica ed efficiente. In molti, però, sospettano che i continui rinvii possano portare al naufragio del ddl, consentendo così il ritorno al voto per il rinnovo dei consigli provinciali (si voterebbe a Bari, Brindisi, Lecce e Taranto).

Questo sarebbe, però, l’ultimo dei mali, secondo il prof. Pierluigi Portaluri, che, dagli studi di Open, ha bocciato senzaopen3 appello lo svuota province, come hanno fatto nelle audizioni in Parlamento autorevoli costituzionalisti, perché non c’è chiarezza sul passaggio di funzioni e si rischia di marginalizzare i territori come quello salentino, con un’ulteriore penalizzazione dovuta all’individuazione di Bari come città metropolitana (il disegno di legge prevede nove città metropolitane individuate come centri propulsivi dell’economia). Con lo “svuota province” si incancrenirebbe il ‘baricentrismo’, che è già un problema esistente con le province ancora in piedi, secondo Gabellone.

Il presidente della Provincia di Lecce non crede nemmeno ai risparmi tanto sbandierati ed è sicuro che si aprirà un momento di caos istituzionale pesantissimo. Di parere diametralmente opposto Massimo Ferrarese, dimissionario presidente della Provincia di Brindisi: secondo la sua visione, il ddl Del Rio sarebbe un passo necessario per evitare che si torni al voto, “perché questi enti con risorse esigue, oggi, non possono funzionare e non hanno ragione d’esistere”.

Su queste parole, durante Open, si è consumato lo scontro tra Gabellone e Ferrarese: quest’ultimo ha chiesto le carte che dimostrano l’utilità delle province così svuotate di risorse, affermando che tenerle in piedi è solo un modo per sistemare qualcuno. Antonio Gabellone, invece, ha continuato a difendere il ruolo delle province, pur ammettendo che ormai è necessario guardare avanti e lavorare su una riforma costituzionale.

Il presidente della Provincia di Lecce ha ricevuto il documento di riforma degli assetti costituzionali, preparato al ministero degli Affari regionali da un gruppo di tecnici ed esperti coordinati dal sottosegretario Ferrazza e dal consigliere Pagliaro, e si è impegnato ad avviare una discussione interna al suo partito. Tutti d’accordo sul progetto della Società Geografica Italiana, che prevede 36 regioni efficienti, a misura di cittadino, la riduzione dei consiglieri e il taglio di tantissimi enti inutili, che lascerebbe in campo solo tre livelli (Stato, Regioni, Comuni).

“Il documento, che è stato consegnato nelle mani del ministro Del Rio, è l’unica strada percorribile” – ha sottolineato Paolo Pagliaro. Il presidente del Movimento Regione Salento e coordinatore regionale del Mir ha spiegato che oggi è in piedi un sistema inefficiente, che crea danni economici e costi per la collettività insostenibili, con province che non incidono su nulla. Del Rio ha apprezzato il progetto basato sullo studio della Società Geografica Italiana: presto potrebbe essere avviata la discussione politica su una riforma epocale. Pagliaro chiede ai rappresentanti salentini di chiamare all’appello i propri referenti nazionali per spingere sull’acceleratore: “Senza province, la Regione Salento sarebbe l’unica soluzione per riequilibrare i territori”. Il terreno sembra fertile, tutti gli ospiti si sono ritrovati uniti su un punto: la necessità di concentrare tutti gli sforzi sulla riforma partorita nel ministero degli Affari regionali.