Appalti sospetti nella Asl, lo strano caso dei fili di sutura

Appalti sospetti nella Asl di Lecce: è tutt'altro che un'invenzione. Nel caso della fornitura dei fili di sutura, la gara d'appalto era cucita su misura di una sola società, facente capo ad uno degli imprenditori leccesi arrestati a Brindisi

Direzione Asl Lecce

LECCE- Gare d’Appalto sospette, più che sospette. Alcune sventate, altre probabilmente no. L’inchiesta nella Asl di Brindisi fa sentire le sue scosse anche a Lecce. E in via Miglietta l’avvio delle procedure di verifica, annunciato dal manager Mellone, sulle singole gare d’appalto e sui singoli contratti con società coinvolte nella bufera brindisina lascia intendere che non si dormono affatto sonni tranquilli. Anche perchè il precedente, macroscopico, c’è. E si chiama fili di sutura, vicenda finita al centro di diversi esposti anonimi e che ha obbligato la Asl a innescare la retromarcia.

Tutto parte dalla gara bandita il 28 novembre 2012 per la fornitura annuale, in regime di somministrazione, di suture specialistiche. Importo da 140mila euro, da assegnare tramite procedura negoziata.

Ma sulle modalità di quella gara, partorita dall’Area gestione patrimonio e che aveva acquisito il parere favorevole di direttore amministrativo e sanitario, le ombre ci sono state. Tutte portate a galla in una lettera stilata dagli avvocati Pierluigi Lagna e Alessandro My, per conto della società Hospital di Cesare Mele & C.: “Tutti e tre i lotti di suture, di cui era stata richiesta la fornitura- avevano scritto-, contengono una descrizione che individua uno specifico prodotto che soltanto una ditta presente sul mercato è in grado di fornire. In particolare, le suture sono di marchio “Assut Europe” e sono distribuite in zona dalla Sbm srl. un riferimento e una richiesta così evidente e peculiare rende illegittimo, in tale parte, l’atto amministrativo”.

Insomma, quel capitolato di gara sarebbe stato cucito su misura per la Sbm, l’unica a distribuire qui le forniture della Assut europe spa, a sua volta sola e unica azienda ad aver registrato in Italia alcune combinazioni ago- filo richieste. La Sbm farebbe capo, come confermato nelle scorse ore dal direttore Mellone, a Vittorio Marra, tra gli imprenditori leccesi arrestati a brindisi. Il cavallo di troia che ha reso di fatto illegittimo il bando di gara leccese è stata una formula, ormai fin troppo rodata e utilizzata comunemente in italia per indirizzare le aggiudicazioni di appalti: il lotto di gara è considerato “unico e indivisibile”. Dunque, solitamente, si inserisce una sola particolarità, in questo caso quello specifico filo commercializzato da quella specifica ditta, per aggiudicarsi tutto il lotto.

È di fronte a questo che Mellone ha dovuto disporre, il 31 gennaio scorso, l’annullamento della gara. Ed È la seconda ad essere stralciata, dopo quella sulla ristorazione.