Il Tar: “Legittima sospensione consigliere per legge Severino”

Vicenda consigliere comunale di Parabita Stefano Prete, il Tar: "Il consigliere comunale condannato ancorché con sentenza non definitiva per il reato di abuso d’ufficio deve essere sospeso di diritto dalla carica per la durata di 18 mesi"

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PARABITA- Il consigliere comunale condannato ancorché con sentenza non definitiva per il reato di abuso d’ufficio (art. 323 c.p.) deve essere sospeso di diritto dalla carica per la durata di 18 mesi. È questo il verdetto del TAR di Lecce con riferimento alla posizione dei consiglieri comunali, della tanto discussa legge Severino.
La vicenda ha riguardato il consigliere comunale di Parabita Stefano Prete, condannato dal Tribunale di Lecce con sentenza del 23 maggio 2011 in concorso con altri per il reato di cui all’art. 323. Acquisito un parere dell’avv. Pietro Quinto circa l’applicabilità della nuova Legge a consiglieri già in carica per condanne pregresse, il Segretario del Comune di Parabita ha segnalato la fattispecie al Prefetto di Lecce, il quale ha adottato il 16 agosto il provvedimento di propria competenza sospendendo il Consigliere Prete dando così luogo al subentro del consigliere Grasso.

“La Severino ha incluso il reato di abuso di ufficio tra quelli che producono la decadenza- quindi, il consigliere decade anche se ha commesso il reato prima dell’entrata in vigore di questa legge – spiega Quinto. La sospensione è infatti una misura cautelare che non incide sulla presunzione di innocenza”.

Il Tar ha perseguito un principio che è alla base della legge Severino: impedire che i titolari di cariche politiche all’interno delle Istituzioni abbiano riportato condanne per reati particolarmente qualificati e soprattutto per quelli connessi all’attività amministrativa.Le condanne definitive danno luogo alla incandidabilità e decadenza, quelle in primo grado comportano la sospensione dalla carica di consigliere comunale. Non esiste alcun problema di reetroattività –ha precisato il TAR di Lecce- attesoché nella specie non si verte in materia di provvedimenti sanzionatori ed altresì perché l’istituto della sospensione obbligatoria era già previsto nel Testo Unico degli Enti Locali nei confronti dei consiglieri comunali condannati per reati contro la Pubblica Amministrazione.