Veleni sul congresso di Gallipoli, Legrottaglie a Rampino: “Eri tu il dirigente”

Ancora polemiche sul caso Gallipoli, dopo che Rampino ha deciso di non presentare i suoi candidati. Legrottaglie replica alle accuse: "Rampino con quel comunicato danneggia solo se stesso". Nuova riunione nazionale dei garanti Pd per riesaminare i casi sospetti

Loredana Legrottaglie,

GALLIPOLI- Sulle accuse di tessere gonfiate c’è chi ironizza, come Michele Emiliano, che parla di una irrefrenabile voglia dei salentini di tesserarsi all’ultimo istante, ma c’è anche chi, come Sergio Blasi, non perde occasione per esprimere amarezza. Lo scontro sulle tessere si consuma ormai su tutti i livelli: cuperliani e renziani si azzuffano anche a Roma, con accuse reciproche. La commissione nazionale per il Congresso discute nuovamente i casi sospetti, compreso quello leccese.

I congressi nel Salento, però, vanno avanti: Piconese, con i suoi 52 delegati, si lascia dietro Rampino, con 33, e Toma con 30. Chi arriverà secondo avrà la possibilità, nell’ormai probabile ballottaggio, di chiudere alleanze con gli altri due per sorpassare il sindaco di Uggiano.

Intanto, il caso Gallipoli, con 5 delegati da attribuire, che sembrava risolto con un accordo con la segreteria e il blocco dei tesseramenti, sembra non essere archiviato. Alfono Rampino ha puntato il dito anche la presidente dei garanti regionali, Loredana Legrottaglie, che si è lanciata in difficili equilibrismi per schivare le polemiche. I rampiniani hanno deciso di non presentare candidati a Gallipoli in segno di protesta: sentono aria di inciuci.

Rampino non ha voluto partecipare all’intesa che alla fine si è conclusa con la presentazione di due delegati a Toma, tre a Piconese e uno a Santoro. I maligni sostengono che Rampino, all’ultimo istante, avrebbe perso il sostegno dei suoi su Gallipoli. I veleni, entrati in circolo, non accennano ad arrestarsi.