L’intercettazione di Vendola: « Così com’è Arpa può andare a casa, ha rotto… »

Scandalo Ilva. Vendola avrebbe esercitato pressioni su assennato per favorire l'azienda. Nelle certe della Procura lo sfogo intercettato del Governatore: « Arpa può andare a casa, ha rotto... »

Nichi Vendola

TARANTO- Sono poche ma significative frasi quelle che inchioderebbero, per la Procura di Taranto, il governatore Vendola alle sue presunte responsabilità nello scandalo Ilva. Frasi intercettate dagli investigatori e contenute nelle 53 pagine di avviso di conclusioni delle indagini nell’inchiesta per disastro ambientale che ha travolto la politica ragionale.

Il leader di Sel, per la Procura, avrebbe “abusato della sua qualità di presidente della Regione” ed è accusato di aver fatto pressioni su Giorgio assennato, direttore dell’Agenzia regionale per l’ambiente, “mediante minaccia implicita della mancata riconferma dell’incarico ricoperto” , costringendolo ad “ammorbidire – si legge ancora – la posizione di Apa Puglia nei confronti delle emissioni nocive prodotte da Ilva…”

In particolare nell’ avviso di conclusione delle indagini, viene riportato l’incontro del 22 giugno 2010 tra Vendola, gli (allora ex) assessori Nicola Fratoianni e Michele Losappio, e poi anche Manna Pellegrini e Archinà . Vendola “dopo aver fortemente criticato l’operato dell’agenzia ” – dice «Così com’è l’Arpa Puglia può andare a casa perché ha rotto».

L’ultimo atto, stando al documento della Procura, è quello una riunione nella presidenza della Regione. È il 15 luglio del 2010. Presenziano, tra gli altri Emilio Riva, Fabio Riva, Archinà e Luigi Capogrosso, all’epoca direttore dello stabilimento. Assennato, pur essendo stato convocato, “invece di essere recevuto – si legge- viene fatto attendere fuori dalla stanza” ed “ammonito” dal dirigente dell’assessorato all’Ambiente Antonello Antonicelli, si legge ancora, “su incarico di Vendola, a non utilizzare i dati tecnici «come bombe carta che poi si trasformano in bombe a mano”».