Ilva, terremoto giudiziario: indagati Stefano e Vendola

Chiusa l'inchiesta per disastro ambientale dell'Ilva di Taranto. Tra i 53 indagati anche il sindaco Ezio Stefano e il governatore Vendola. Il primo cittadino: «Sono amareggiato, ma dimostrerò la mia innocenza» . Vendola: «Sono angosciato ma sereno» .

stefano vendola

 TARANTO-  53 avvisi di garanzia e, tra questi, anche il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno. Sono i due destinatari eccellenti degli avvisi di conclusione delle indagini notificati dalla guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale dell’Ilva. Concussione per il governatore. Omissione di atti d’ufficio per il primo cittadino. Questi, rispettivamente, i capi d’accusa contestati dal pool di magistrati delle Procura di Taranto. 

Ad inchiodare il leader di Sel, secondo i pm, le presunte pressioni esercitate nei confronti di Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa. Ingerenze esercitate sul supertecnico perchè ammorbidisse la mano con il siderurgico.  Una linea, quella di endola, che sarebbe poi sfociata nel mancato rinnovo dell’incarico ad Assennato in scadenza nel febbraio 2011 a causa delle pressioni esercitate dall’Ilva, a cui il direttore Arpa era persona “poco gradita”.

Ma tra i 53 indagati ci sono pezzi dell’estabilishment politico e aziendale regionale e nazionale che arrivano a coinvolgere tra gli altri anche l’assessore regionale all’Ambiente, Lorenzo Nicastro, dell’ex assessore regionale e oggi deputato di Sel, Nicola Fratoianni, diversi dirigenti regionali, tra cui l’ex capo di gabinetto di Vendola, Francesco Manna, dell’attuale capo di gabinetto, Davide Pellegrino, e del dirigente del settore Ambiente della Regione Puglia, Antonello Antonicelli.

Tra le ramificazioni provinciali dell’inchiesta, poi, si ripresentano i nomi di Gianni Florido, Michele Conserva, e c’è anche Donato Pentassuglia.

Coinvolti, come noto, Emilio, Nicola e Fabio Riva, proprietari di Ilva, i primi due già detenuti per un anno ai domiciliari, il terzo, invece, destinatario di mandato d’arresto, e in attesa di estradizione dall’Inghilterra.

L’inchiesta è partita nel 2009. L”accelerazione nel 2012 con l’incidente probatorio davanti al gip Patrizia Todisco e le due maxi perizie: medica ed epidemiologica. A luglio i primi arresti e il sequestro degli impianti dell’area a caldo. A novembre altri arresti e sequestri eccellenti. Gli ultimi a settembre 2013. Misure che hanno spazzato via l’amministrazione provinciale e decapitato i vertici e il top management del siderurgico.

Stefano era in Consiglio comunale. A Palazzo di Città gli è stato notificato il provvedimento della Procura. La contestazione mossa dalla procura è quella di non aver messo in atto misure di contrasto all’inquinamento.