Francavilla 2014, il Prc dice no al laboratorio. Nuovo inno per il Mas

Niente accordi tra comunisti e centrosinistra in vista delle amministrative di Francavilla Fontana. Mentre il Mas di Peppo Cavallo aspetta le primarie del Pdl e presenta il nuovo inno.

prc

FRANCAVILLA- “Laboratorio? No grazie, non ci interessa perché la sinistra, quella vera, è un’altra cosa”. È questo il concetto espresso dalla sezione cittadina del partito comunista che, in attesa di evoluzione sotto l’aspetto delle coalizioni sul fronte centrosinistra, con il candidato sindaco del Pd Maurizio Bruno che resta in attesa di un segnala da parte delle forze centriste in vista delle amministrative di Francavilla Fontana, mette in chiaro la sua posizione.
In una coalizione allargata alle forze moderate, in pieno stile laboratorio, i comunisti non saranno della partita.  L’intervento del partito comunista, firmato dal segretario cittadino Stefano Voccoli, è globale. Attacca il Pdl francavillese, colpevole di riciclare sempre gli stessi nomi: Attacca, soprattutto, il Partito Democratico rivolgendosi proprio al suo candidato.

“Bruno con l’Udc e Noi Centro – scrive Voccoli – non rappresenta il cambiamento, non ci rappresenta e non ci interessa. Il Prc vorrebbe cambiare questa classe politica in poche ore, ma veniamo colpiti da frustazione, sdegno, disgusto, impotenza.Caro Maurizio – attacca il segretario – la politica non e’ solo aritmetica, con un pugno di voti a destra non si produce il cambiamento”.

I comunisti, insomma, anticipano i tempi. Perché l’idea “laboratorio” non è per niente ufficiale. Anzi. Anche nel centro, infatti, tutti aspettano le primarie del Pdl, fissate per il 17 novembre. Anche il movimento Autonomo per il Sociale, il Mas di Mariano la Sorsa e Giusppe Cavallo che, accompagnato dal fido Gino Nocente, promuove l’inno ufficiale del movimento e spiega come, sotto l’aspetto della collocazione, bisogna ancora aspettare un po’ .

Breve flash, invece, proprio sull’inno, un riuscito mix tra la musica dance anni 90 e il pop del XXI Secolo. Se la melodia e l’arrangiamento non potranno che far scorrere una lacrimuccia sul viso di chi, al Tagadà, si alzava dalla poltrona per lanciarsi in funamboliche e imprevedibili mosse, i versi e il ritornello mettono in chiaro l’impegno per il sociale, ripetuto allo stremo in quello che appare un vero e proprio inno al cambiamento, a quella voglia, maledetta voglia, di rinnovamento, per una città in movimento, per noi ci siamo e per chi ci sta, trallallerò trallalà.