Dopo Vestas chiude anche Marcegaglia. Sindacati: “Massacro”

Anche il gruppo Marcegaglia chiuderà a fine dicembre la sede di Taranto. Con i lavoratori di Vestas Nacelles si contano 270 licenziamenti. Sindacati: "E' un massacro". Verdi: "Chiude solo chi non inquina"

gruppo Marcegaglia

TARANTO- Dopo Vestas Nacelles anche il Gruppo Marcegaglia, azienda produttrice di pannelli fotovoltaici, è pronta alla chiusura del sito tarantino. A poche settimane dall’annuncio di chiusura sempre a Taranto di Vestas, la multinazionale di produzione di energia eolica, anche Marcegaglia manda a casa 137 operai.

“Chiediamo ad entrambe le aziende di fare marcia indietro considerando la drammaticità dell’impatto delle loro decisioni – dichiara Marco Bentivogli, Segretario Nazionale Fim Cisl che aggiunge – I governi che si sono succeduti hanno sbagliato tutto sulle rinnovabili: in una prima fase incentivandole senza criteri e selezioni, favorendo speculazioni e spesso criminalità organizzata; nella seconda hanno tagliato linearmente gli incentivi, penalizzando chi aveva investito in occupazioni, tecnologie e brevetti.”

Un quadretto ben descritto e condiviso anche dal leader Nazionale dei Verdi Angelo Bonelli : “Siamo arrivati al paradosso mentre il governo con numerosi decreti ha salvato l’Ilva, un’azienda che inquina e, come dice la Procura di Taranto provoca malattia e morte, oggi chiudono le aziende che producono sistemi per la produzione di energie rinnovabili e pulite come la Vestas e la Marcegaglia fotovoltaico, lasciando per strada più di 270 lavoratori”.

La sede tarantina di Marcegaglia chiuderà dal 31 dicembre. L’azienda ha comunicato di non voler più produrre pannelli coibentati e pannelli fotovoltaici “a causa della grave crisi che ha irreversibilmente colpito il settore del fotovoltaico in Italia e nel mondo”. La cessazione dell’attività porterà al licenziamento, da gennaio 2014, di 134 dipendenti, dopo i quasi altrettanti operai mandati a casa da Vestas. Fim, Fiom e Uilm sono sul piede di guerra e hanno già annunciato lo stato di agitazione ì, oltre ad un’assemblea. E parlano intanto di “massacro per un territorio già martoriato da una crisi senza precedenti, che continua a mietere perdite di posti di lavoro”.