Bimba annegata, Cariddi: “I cartelli vengono rimossi dai bagnanti”

I legali della famiglia di Thara Minnella, la bimba di 10 anni annegata nelle acque di Baia dei Turchi chiedono un risarcimento al comune di Otranto perchè su quel tratto di cosa mancavano i cartelli di pericolo previsti dalla legge. Risponde il sindaco Cariddi: “Noi apponiamo tutti i cartelli, ma sono gli stessi bagnanti a toglierli”.

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OTRANTO- Un risarcimento danni per la morte della piccola Thara Minnella di Poggiardo, annegata il 3 settembre scorso a Baia dei Turchi. Una richiesta avanzata dai legali della famiglia Minnella al comune di otranto perché se la pericolosità del tratto di costa fosse stata segnalata, come dice la legge, da appositi cartelli, la tragedia forse si sarebbe potuta evitare. E invece quei cartelli, obbligatori, non c’erano. Lo documentano foto e immagini già in mano al legale della famiglia, l’avvocato Francesco Corsi del Foro di Roma.
Eppure l’ordinanza della capitaneria di porto parla chiaro: è obbligatorio per i comuni, per i tratti di litorale destinati alla libera
fruizione, rendere noto all’utenza la mancanza dei servizi minimi di controllo mediante specifica cartellonistica da apporre in modo visibile sia sul lato strada che nei pressi della battigia.

I cartelli dovranno avere la dimensione di 70 per 100 centimetri e riportare la scritta : ATTENZIONE: BALNEAZIONE NON SICURA PER MANCANZA DI SERVIZIO DI SALVATAGGIO”, oltre che in italiano anche in inglese francese e tedesco.

Sulla vicenda risponde il sindaco di Otranto Luciano Cariddi.

La piccola aveva solo 10 anni. fu risucchiata dalle onde in una mattinata di settembre mentre faceva il bagno con un’amica nella piccola baia. Il mare quel giorno era agitato e fare il bagno era effettivamente molto pericoloso. Se il comune di Otranto ha avuto delle responsabilità nella triste vicenda saranno i giudici a stabilirlo. Di certo ci sono dei precedenti. Il 14 luglio del 2000 morì nelle acque di Is Arenas, in Sardegna, Walter Pedrotti, scrittore trentino molto conosciuto. Dopo 11 anni per quella tragedia, il comune di Narbolia, in provincia di Oristano, neanche 2 mila anime, è stato condannato ad un risarcimento di quasi due milioni di euro agli eredi di Pedrotti.

Le colpe dell’amministrazione, secondo la sentenza, stavano nella mancata installazione di adeguata segnaletica che indicasse ai bagnanti l’estrema pericolosità del tratto di mare e nell’assenza di boe che delimitassero il limite massimo oltre il quale i bagnanti avrebbero corso rischi per la propria incolumità.