Aggressione al Csm, nuovo allarme sicurezza nei presidi psichiatrici

Ancora aggressioni nei presidi psichiatrici territoriali. Ieri, un altro episodio al Csm di Casarano: un paziente si è tagliato e ha spruzzato il sangue infetto sui medici in servizio

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GALATINA- Quello di Galatina del 26 settembre scorso pareva essere un caso isolato. Invece, nei presidi psichiatrici leccesi si registra una nuova aggressione, che riapre il capitolo mai chiuso della sicurezza che manca. Il fatto è accaduto nella mattinata di martedì. E la cronaca lascia spazio a pochi commenti: un paziente psichiatrico di 27 anni, ben noto ai medici del servizio, è stato accompagnato dai familiari nella sede del Csm di Casarano per un intervento ambulatoriale urgente.

Alla notizia della disposizione del ricovero, ha dato in escandescenza, ha rotto un vetro, poi è andato in bagno, si è bagnato le mani ed è ritornato per aggredire i due medici presenti. Aggredirli non solo verbalmente ma anche spruzzando addosso a loro il suo sangue, purtroppo infetto a causa di una patologia organica in atto. Un atto violento, pesante, intenzionale, placato solo con l’arrivo dei carabinieri e dell’ambulanza.

Un fatto, però, che chiama in causa le falle del sistema di tutela degli operatori sanitari, negli ultimi mesi ancora più esposti, vista l’impennata degli atti di violenza. Quelli aggrediti a Casarano dovranno sottoporsi ora a controlli ematochimici a scadenza ben precisa: quelli a tempo zero, in queste ore, gli altri alla scadenza di due mesi, sei mesi e un anno.

Una vicenda che fa il paio con l’altra, quella, appunto, verificatasi al Santa Caterina Novella di Galatina, dove un paziente trasferito dal barese e sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, una volta arrivato nel reparto di psichiatria, ha estratto un coltello e ha cominciato a brandirlo contro i presenti. Ci sono volute 10 persone tra medici e infermieri per riuscire a bloccarlo e a disarmarlo.

Già allora l’assessorato regionale alla Sanità e la direzione della Asl di Lecce si dissero pronte a intervenire per rafforzare la sicurezza, con ancora negli occhi le immagini dell’omicidio di Paola Labriola, la psichiatra uccisa a coltellate IN UN Csm a Bari. Dopo quasi due mesi, ancora nessuna nuova misura è stata adottata.