Ulivi infetti, Confindustria: “Subito fondo straordinario”

Moria degli ulivi: anche Confindustria chiede l'istituzione immediata di un fondo straordinario per fronteggiare l'emergenza. Intanto, è blocco della vendita anche di querce, oleandri e mandorli. I vivaisti: tracollo del 40%

ulivo secolare

LECCE- “E’ URGENTE ISTITUIRE UN FONDO STRAORDINARIO A SOSTEGNO DEL COMPARTO E PREVENIRE LA DIFFUSIONE DEL BATTERIO KILLER”. L’appello stavolta arriva direttamente da Confindustria Lecce, all’indomani dell’incontro organizzato nella sede salentina della Regione Puglia e che ha dettato le drastiche misure che gli agricoltori dovranno necessariamente mettere in campo.

Il tutto, per il momento, senza soldi. Servono diverse decine di milioni di euro, stando a quanto riferito dall’assessore regionale all’Agricoltura Fabrizio Nardoni. Ad oggi, in cassa, c’è solo qualche centinaio di migliaio di euro della Regione: 0 euro da Roma, 0 euro da Bruxelles. L’intero fondo di solidarietà nazionale, pari a 18 milioni di euro e da spalmare in tutta Italia, non basterebbe a coprire la sola emergenza salentina.

“E’ una situazione che desta notevole preoccupazione e che richiede la massima attenzione”, afferma il presidente di Confindustria Lecce, Piernicola Leone de Castris. La Sezione Industrie Alimentari di Confindustria Lecce sta lavorando per creare un Comitato di emergenza con le altre Sezioni Agroalimentari delle confindustrie regionali, perchè possa interfacciarsi con la task force istituzionale. È certo, infatti, che non è un dramma che potranno affrontare solo i tecnici e che le organizzazioni datoriali e gli agricoltori potranno solo subire. Per questo, continuano da Confindustria, “è necessario predisporre un fondo straordinario di intervento per supportare gli olivicoltori colpiti dalla moria delle piante e bloccare la diffusione del batterio Xylella fastidiosa”.

Intanto, sono ore frenetiche queste su almeno tre fronti: da un lato, si attende dall’Agea la lista completa degli ulivi, particella per particella, sugli 8mila ettari della zona focolaio. È su quel database che l’Upa dovrà stabilire quali piante estirpare e quali no. Dall’altro lato, si cerca di sveltire la convenzione con i laboratori che dovranno eseguire le analisi sui gruppi di ulivi individuati. In Puglia, però, ne esistono solo due accreditati: uno all’Università di Bari e l’altro privato a Locorotondo. Nessuno nel Salento. E le distanze incideranno, eccome.

Infine, l’Ateneo barese sta completando la lista delle specie che potrebbero essere attaccate dal parassita. Un elenco che finirà nella delibera di giunta regionale prossima ad essere varata e che rappresenterà una mazzata per i vivai. Oltre agli ulivi, è bloccata la vendita di mandorli, oleandri e querce, tra cui anche i lecci. Ma altre specie potrebbero aggiungersi e per tutte si profila lo stesso protocollo adottato per le palme: un fermo di anni e perdite economiche per almeno dieci milioni di euro l’anno, visto che quelle tipologie di alberi rappresentano il 40% del fatturato delle aziende florovivaistiche.