I dubbi sul DDL Province, “Senza riforma assetti solo problemi”

L'addio alle province avrebbe costi alti e porterebbe il caos, senza una riforma degli assetti territoriali. Dopo l'intervento di Portaluri al parlamento, per spiegare che è meglio puntare su una riforma costituzionale, si apre il dibattito, ma Del Rio vuole fare in fretta. Per il Movimento Regione Salento è sulla strada sbagliata.

GRaziano Del Rio

LECCE- Graziano Del Rio vuole accelerare: con il Ddl svuota province questi enti intermedi diventeranno gusci vuoti e le città metropolitane diventeranno grandi attrattori  di risorse. Al ministro degli Affari Regionali non importa nulla dei dubbi sollevati dall’Upi sui costi alti e sul caos nella divisione delle funzioni che potrebbe scaturire: vuole mantenere la promessa fatta all’elettorato e chiede determinazione alla politica.

“Le province saranno “agenzie funzionali”al servizio dei sindaci che decideranno quali funzioni gestire direttamente”, ha dichiarato il ministro. Ma i dubbi sono tanti. Simona Manca  è sicura che scoppierà il caos e saranno penalizzati molti territori, senza che ci sia un vero risparmio.  Massimo Ferrarese, ex presidente della provincia di Brindisi chiede riforme vere, perché la Puglia sarà troppo lontana senza le province e sarà necessaria una Regione a misura di cittadino.

Anche autorevoli costituzionalisti hanno fatto presente tutti i guai che produce  un intervento simile, quando invece sarebbe necessario puntare tutto su una riforma costituzionale più seria. Pierluigi Portaluri, qualche giorno fa, lo ha spiegato in Parlamento: inevitabile il caos con il trasferimento delle funzioni e soprattutto la marginalizzazione di alcuni territori.

“Con lo ‘svuota province’,  ha spiegato il costituzionalista salentino -senza un ente intermedio, il Salento rischia di essere marginalizzato, rispetto a Bari città metropolitana, individuata come centro propulsivo dell’economia”. Il guaio, secondo il professore, è che bisogna evitare l’equivoco che enti nati per legiferare e programmare diventino enti di amministrazione, con le difficoltà che ne scaturiscono nella gestione di territori troppo ampi come quello pugliese.

“Meglio, dunque, decidere per regioni più piccole, come enti di amministrazione con funzioni di area vasta”- chiosa il professore, citando il progetto della Società Geografica Italiana.

Il Movimento Regione Salento insiste su una riforma costituzionale che istituisca enti più efficienti e vicini: “Il Ministro Delrio è fuori strada, e speriamo che non ci faccia finire anche l’Italia – spiegano. L’abolizione delle Province e il passaggio di tutte le competenze ai Comuni non è la soluzione che cerchiamo, ma un modo banale per complicare il problema e rimandare la riforma dell’architettura statale”. Per il movimento la strada da seguire è già stata indicata dalla società geografica italiana: abolizione delle Province, creazione di un nuovo sistema regionale, trasferimento dei poteri alle nuove Regioni.

“Creare quindi equilibrio e omogeneità e non ulteriore disparità. Ci sono territori potenzialmente forti che rimangono ai nastri di partenza perché non dispongono di organismi decisionali adeguati. Il Salento senza Provincia, in una Puglia con capoluogo Bari e Bari città metropolitana, va esattamente nella direzione opposta”, concludono i coordinatori del Movimento.