L’appello di Maniglio e Rotundo: “Fermiamoci”

Maniglio e Rotundo intervengono pubblicamente per prendere posizione sul caos tessere e chiedono ai vertici Pd di fermarsi. I garanti regionali rispondono che si va avanti. Per la querelle sulle regole, si attende da Roma l'ultima parola

rotundo maniglio

LECCE- Mentre a Bari si cerca una soluzione al caos tessere, insieme ai dirigenti nazionali e regionali, a Lecce due veterani del Pd lanciano un appello: “Fermiamoci”. Maniglio e Rotundo ci tengono a sottolineare che non hanno convocato i giornalisti per pubblicizzare una mozione, anche perché il vice presidente del Consiglio regionale si è già tirato fuori dalla competizione locale, dichiarando di lavorare solo per il congresso nazionale e per Renzi: “Il senso dell’incontro è chiedere di fermarsi”.

Per i due della vecchia guardia, se si chiude un tesseramento con 4 mila tessere e poi diventano il doppio, il partito è malato. “Se continua così, il partito cade a pezzi – avverte Maniglio – Se si continua così, vorrà dire che il congresso è truccato!”. Poi il consiglieremaniglio regionale spiega che è necessario discutere, cambiare metodo, perché nella fase congressuale non c’è stata alcuna discussione concreta. Maniglio cita quello che sta avvenendo a Bari: “Si è capito che sulla Tap bisognava coinvolgere le popolazioni: farlo a San Foca è sbagliato.

Bisogna avere un’idea di sviluppo: il Pd deve puntare su questo. Meglio fare un passo indietro e cambiare metodo”. I due veterani del Pd denunciano “i tesseramenti dell’ultimo giorno, stile prima Repubblica, e ricordano che se fosse stato accolto il suggerimento delle primarie aperte, oggi non ci sarebbe questo caos. Rotundo parte dai numeri per dipingere un quadro allarmante della situazione: “Un partito dimezzato: 86 mila voti nelle scorse elezioni(persino il Pci aveva 96 mila voti nel 1990); terza forza in provincia, rotundopresente solo in 30 comuni, la Federazione leccese è l’unica commissariata in tutta la Puglia. Siamo un partito marginale e vecchio: raccogliamo solo l’8 per cento dei voti dei giovani”.

Piconese, invece, interpreta positivamente l’aumento dei tesserati: per ora ha vinto 10 congressi su 20 ed ha 21 delegati(dietro a lui Toma con 17, Rampino con 10 e Santoro con 7). I congressi comunali continuano, nonostante le polemiche.

I garanti regionali hanno voglia di andare avanti. “Attueremo un osservatorio, monitorando tutte le tessere nei paesi più discussi in cui sono lievitate, anche con verifiche telefoniche” – spiega la presidente dei garanti nazionali Legrottaglie. Oggi, Zoggia non sarà a Bari, ma la commissione invierà tutti i dati a Roma e i vertici nazionali dovranno risolvere anche la querelle relativa alle regole: i livelli regionali vogliono che la partita si giochi sulle tessere e non sui delegati. Nelle prossime ore dovrebbe arrivare la decisione definitiva, col rischio di un ulteriore cambiamento delle regole in corsa.

Foto Antonio Castelluzzo