Classifica qualità ambientale, Taranto 34esima. Legambiente: “L’Ilva non c’entra cola del Comune”

Taranto ancora fanalino di coda nella classifica di Legambiente sulla sostenibilità ambientale. L'associazione: Ilva non c'entra, responsabilità del comune

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TARANTO- Dal 40esimo posto dell’anno scorso al 34esimo di quest’anno, Taranto risale di alcune posizioni nella classifica generale della sostenibilità ambientale relativa alle città di medie dimensioni. Lo dice Legambiente Taranto commentando i dati della graduatoria nazionale resa nota oggi. 

Taranto, commenta Legambiente, “risale qualche posizione ma resta in fondo alla classifica. La causa – si evidenzia – è l’assenza di una seria politica ambientale da parte dell’Amministrazione comunale. L’Ilva in questo caso non c’entra”.

Per Legambiente Taranto, “a Taranto non ci sono politiche innovative in campo ambientale, né attenzione all’uso di energie alternative”. Inoltre “il verde a disposizione dei cittadini è irrisorio e la sua manutenzione scorretta e  spesso caratterizzata da potature selvagge”. A ciò si aggiunga, osserva ancora Legambiente Taranto, “la raccolta differenziata ferma a dati inaccettabili” mentre “le politiche relative alla mobilità alternativa all’uso del mezzo privato” sono “inesistenti e le aree pedonali estremamente circoscritte. Manca insomma – sottolinea Legambiente – un’idea di futuro diverso, un progetto di una “altra Taranto” e gli atti concreti che ne dovrebbero e potrebbero  conseguire”. Per l’associazione, “non si può continuare così: è già tardi”.

Sulla qualità dell’aria, Legambiente Taranto mette in evidenza che “Taranto è al settimo posto (su 44) per il Pm10 ed al 19esimo posto per il biossido di azoto (media dei valori registrati dalle centraline urbane presenti sul territorio comunale)”. Tuttavia, osserva l’associazione, “i dati confortanti sulla qualità dell’aria di Taranto per il 2012 vanno letti con particolare cautela” perchè sono stati presi in considerazione “soltanto i principali macroinquinanti legati a un complesso di fattori quali traffico, processi industriali, riscaldamento” e tralasciati invece “i microinquinanti”: “tra essi diossine e idrocarburi policiclici aromatici prevalentemente emessi nell’ambito dei processi industriali”.

Legambiente Taranto giudica infine positivamente il dato sul Pm10, le polveri sottili, e dice che in tal senso “vanno considerati la presumibile modifica delle pratiche operative dell’Ilva, conseguenti alla presenza per molti mesi dei custodi giudiziari in azienda, e per i parchi minerali  l’arretramento, sia pure contenuto, e la diminuzione dell’altezza dei cumuli”.