Pestato sotto casa, si indaga sul lavoro del direttore Asl Stefano Rossi

Continuano le indagini sul pestaggio del direttore amministrativo della Asl Brindisina Stefano Rossi. La pista è quella dei pagamenti dell'azienda. Politica e sindacati chiedono chiarezza.

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BRINDISI- Forse una richiesta di pagamento non avvallata poi sfociata in pestaggio. Forse, un avvertimento legato alla sua attività di dirigente. Continuano le indagini delle forze dell’ordine sulla brutale aggressione di mercoledì scorso che ha visto come protagonista il direttore amministrativo della Asl di Brindisi ma residente a Lecce, pestato a sangue a pochi metri dall’ingresso di casa da tre uomini di cui due sembrerebbe a volto coperto. I malviventi prima lo hanno bloccato e poi a mani nude e a suon di calci e pugni, lo hanno picchiato, prima di lasciarlo a terra in una pozza di sangue. Gli inquirenti si starebbero concentrando sulle attività che Rossi stava seguendo in questi giorni.Nel dettaglio una precisa opera di verifica di centinaia di richieste di pagamento da parte dei fornitori dell’Asl. In sostanza, il compito del direttore era quello di verificare la legittimità delle richieste di pagamento.

E proprio in questo lavoro si ricerca la causa dell’aggressione a Rossi che, secondo quanto trapela dagli uffici Asl di via napoli, avrebbe nei giorni scorsi escluso dal novero dei pagamenti le richieste arrivate da alcuni fornitori. Una cosa comunque è certa: non è la prima volta che un alto dirigente della Asl brindisina riceve minacce.

Lo scorso 29 gennaio, l’auto dello stesso Rossi, parcheggiata nei pressi della sede amministrativa della Asl di Brindisi, fu danneggiata da alcune fiamme sprigionate nel pomeriggio. All’epoca, i vigili del fuoco non trovarono tracce che potessero accertare il dolo e il caso fu archiviato come corto circuito. Quelle fiamme, oggi, però sembrano avere una chiave di lettura ben diversa.

Da registrare anche l’avvertimento al direttore generale Paola Ciannamea, destinataria lo scorso 18 giugno di una busta contenente proiettili. Tutti episodi che denunciano pressioni sulla sanità pugliese.

Tutti “avvertimenti”, presunti, su cui ora si focalizza il dibattito. Politica e sindacati, all’unisono, chiedono sia fatta chiarezza