Confindustria, grave crisi arsenali marina

La denuncia di Confindustria: "Grave situazione di crisi rischia a breve di venirsi a determinare nell’Arsenale di Taranto per effetto della imminente conclusione delle commesse di manutenzione sulle unità navali militari"

ARSENALE

TARANTO- Una “grave situazione di crisi rischia a breve di venirsi a determinare nell’Arsenale di Taranto per effetto della imminente conclusione delle commesse di manutenzione sulle unità navali militari. A questo si aggiunge la sensibile riduzione delle risorse economiche disponibili a carico del bilancio del ministero della Difesa, con particolare riferimento agli stanziamenti previsti in favore degli arsenali italiani, ed il rischio di spostamento di numerose unità navali militari, attualmente in linea, dalla base di Taranto ad altra sede, eventualità che comporterebbe la perdita, per lo stabilimento tarantino ed il suo indotto, delle relative attività di manutenzione”. Lo denuncia in un documento la sezione navalmeccanica di Confindustria Taranto a proposito del ridimensionamento degli investimenti nel settore e nel naviglio militare in particolare.

Confindustria Taranto parla di “situazione di grande allarme sia per i livelli di produttività dell’Arsenale militare di Taranto sia per l’indotto navalmeccanico. Le conseguenze, peraltro drammatiche sotto il profilo sociale – si afferma -, comporterebbero l’immediata dispersione di quel patrimonio pluridecennale di esperienza maturata dalle aziende navalmeccaniche locali che ha consentito, negli anni, di conseguire elevatissimi profili di specializzazione, professionalità e competenza in grado di soddisfare pienamente ogni esigenza produttiva e manutentiva della grande committenza – la Marina Militare Italiana – e di occupare nel tempo centinaia di unità lavorative”.

Confindustria Taranto quindi annuncia che avvierà degli incontri “finalizzati a mettere in campo progettualità comuni efficaci ed urgenti” con gli Arsenali di La Spezia e Sicuracusa  “che al momento presentano maggiori analogie con lo stabilimento di Taranto” per passare, successivamente, al coinvolgimento del ministero della Difesa e del Governo.