“Zio Carlone” abusivo? Non per il Comune di Francavilla

Per la procura abusivo nell'alloggio Iacp. Ma l'assegnazione arrivò direttamente dal Comune di Francavilla. È mistero sul sequestro dell'alloggio popolare di Giancarlo Capobianco, presunto boss della Scu. Ieri, sfrattata la famiglia.

appartamento capobianco

FRANCAVILLA– Non solo “mafioso”, non solo “armaiolo della Scu”, ma persino “abusivo”. Il sequestro di un appartamento Iacp abitato per 15 anni da “Giancarlo Capobianco, lo “Zio Carlone” francavillese detenuto nel carcere di Lecce perché condannato per reati associativi, ha già fatto parlare tanto. E tanto, pure, farà parlare visto che quell’abitazione, ritenuta dalla Procura di Brindisi occupata abusivamente dal 50enne, fu assegnata allo stesso imprenditore dal Comune di Francavilla. Non è una supposizione. Ma un fatto. Attestato da una delibera di giunta, presieduta all’epoca dal sindaco Giuseppe Attanasi che assegna in maniera inequivocabile l”appartamento Iacp di via Calamandrei, scala C interno 6, al signor Giancarlo Capobianco che ne aveva fatto richiesta.

Richiesta datata 2 ottobre 1989,fatta dallo stesso Zio Carlone sulla base di una normativa regionale. La pratica fu inviata dal Comune di Francavilla alla Commissione provinciale di assegnazione alloggi di Brindisi che, quindi, elevò contestazioni all’allora occupante dell’alloggio che, in virtù di una qualche non precisata violazione, risultò poi decaduto del diritto all’alloggio. Un provvedimento arrivato prima dalla commissione e poi, per l’appunto, recepito dall’ente Comune. E così, “dato che il signor Capobianco ha i requisiti per essere assegnatario dell’alloggio”, questo si legge nel documento, la giunta deliberò in tal senso.

Negli anni, via Calamandrei è diventata Piazza Bachelet. E Capobianco, in quell’appartamento ci ha vissuto per 15 anni. Probabilmente, basandoci sulla tesi della Procura, con la famiglia, e non poteva, pagando un canone d’affitto non congruo, grazie ad alcuni artifizi, e, sempre secondo gli inquirenti, sulla base di dichiarazioni dei redditi non esattamente congrue allo stile di vita. Resta, però, il gran mistero dell’abusivismo. Secondo l’accusa, Capobianco non avrebbe mai goduto dei requisiti essenziali per entrare in graduatoria. Requisiti che invece il comune, sulla base di quanto elaborato dalla commissione provinciale, riconobbe al 50enne.

Per cercare di fare luce sulla vicenda, abbiamo quindi contattato l’Istituto case popolari di Brindisi, chiedendo di fornire l’eventuale documentazione che attesterebbe, o meno, l’assegnazione dell’appartamento a Capobianco. O, insomma, a chiunque altro. Ma dopo essere stati sballottati da un interno all’altro in quello che, forse maliziosamente, ci è sembrato una sorta di scarica barile tra uffici, siamo stati più o meno gentilmente liquidati da uno dei dirigenti

Insomma, il documento da pubblico si è trasformato in istruttorio. E quindi, non è affar nostro. Quel carteggio dovrà piuttosto essere comparato dalla Procura con quanto prodotto dal Comune nei lontani anni 90. Prima dei Nirvana, prima delle Hogan, prima, soprattutto, che gli uffici pubblici venissero informatizzati. Per questo, buona ricerca. E in bocca al lupo!