Pasticcio tessere Pd, la commissione si divide. Piconese: “Vogliono far saltare il congresso”

PD: Edoardo Santoro presenta il suo documento e rilancia la proposta per le primarie aperte, assente Maniglio. I 4 candidati si sono sfidati ad Open: sulla vicenda del tesseramento sono volate parole grosse. Per Piconese è un'operazione per far saltare il congresso.

Salvatore Piconese

Il renziano, Edoardo Santoro, è l’ultimo dei 4 candidati a presentare il suo documento alla stampa per la corsa alla segreteria provinciale Pd: assente giustificato Paticchio, ma tra i big mancava Maniglio, anche se i renziani assicurano che non ci sarà alcuna defezione da parte del consigliere regionale.

Le parole chiave sono quelle di sempre: rinnovamento, ripartire dagli amministratori locali e primarie aperte. Paolo Foresio propone un documento firmato dai 4 candidati per chiedere a Roma di non limitare le consultazioni ai soli tesserati, visto il pasticcio che sta venendo fuori in questi giorni. Lo stesso Santoro aveva già lanciato quest’idea dagli studi di Open.

Nella sfida televisiva tra i quattro candidati sono volate accuse taglienti: Piconese ha detto che la denuncia di Rampino sugli errori del tesseramento è subdola. Per il sindaco di Uggiano ci si sofferma sui numeri di Nardò, Parabita e Melissano per attaccare i suoi sostenitori. Rampino risponde che quelle anomalie devono essere verificate e che la sua è stata un’operazione di trasparenza. Toma, però, lo bacchetta “perché avrebbe potuto interessare i vertici, senza farne un caso mediatico”. In effetti, il dibattito sugli errori nel tesseramento rischia di oscurare i temi che interessano agli elettori.

Per qualcuno il Congresso provinciale potrebbe essere a rischio, dopo il guaio delle tessere, ma sembra che a Roma siano intenzionati a farlo celebrare ugualmente. La presidente della Commissione per il Congresso, Alessandra Giammarruto ha parlato di irregolarità e anomalie e ha interessato i garanti nazionali. La vicenda del tesseramento diventa una vera e propria battaglia su cui perfino la Commissione provinciale per il congresso si spacca: infatti, dopo l’uscita della presidente, alcuni componenti si dissociano. Francesco Volpe, Ettore Bambi e Angelo Fachechi con un comunicato bollano l’uscita della Giammarruto come “viziata da un eccesso di allarme ed i fatti comunque verificati e verificabili riconducono l’allarme ad una oggettiva , ma superabile difficoltà”.

“Il ritardo delle attività di organizzazione del tesseramento, causato dalle concomitanti attività per le primarie e per le elezioni politiche, ma soprattutto da una inefficiente gestione della segreteria politica ed organizzativa dell’epoca- spiegano i tre – hanno procurato in conclusione del procedimento una consegna tardiva dell’anagrafe 2012, avvenuta soltanto per la solerzia del Commissario nel mese di giugno del 2013. Da ciò è derivato un diverso criterio di trasmissione dei moduli di tesseramento ad opera dell’organizzazione nazionale, puntualmente riferito al dato degli iscritti del 2009 (ultimo appuntamento congressuale), aumentato del 20%”.

Intanto, i temi sulla precaria situazione finanziaria del partito finiscono in secondo piano. In Open, però, i 4 candidati si ritrovano d’accordo sulla necessità di collaborare tutti a un piano di rientro, facendo pagare di più a chi ricopre cariche elettive più remunerate. Posizioni unitarie anche sulla Tap: per tutti un’opera che non dovrebbe essere fatta a San Foca.