SCU, “Operazione Zero”: in manette i capi clan del brindisino

In manette con l'operazione zero della Dda 18 capi clan brindisini, ritenuti autori e mandanti dei più efferati fatti di sangue degli ultimi anni. La Scu brindisina è attivissima, ha detto il procuratore cataldo motta e Mesagne è una realtà a rischio

ROS ARRESTI

BRINDISI – 4 omicidi e 6 tentati omicidi commessi tra il 97 e il 2010 in provincia di Brindisi e in Montenegro con i moventi più disparati: punire i collaboratori di giustizia o vendicare ad esempio un pestaggio in carcere, quello del boss campana. Un botta e risposta cruento con modalità mafiose sullo sfondo della guerra tra clan avversi: Francesco Campana e la famiglia Buccarella per la fazione brindisina e di Tuturano, il clan dei mesagnesi con  Antonio Vitale, Massimo Pasimeni, Ercole Penna e Daniele Vicientino, il clan Bruno con epicentro a Torre Santa Susanna.

L’operazione Zero condotta congiuntamente dalla Squadra Mobile di Brindisi, dal commissariato di Mesagne, dai carabinieri del Ros di Lecce sotto la coordinazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce ha portato così a 18 ordinanze di custodia cautelare, di cui 10 eseguite in carcere.

Sono la conclusione di indagini partite nel 2012 grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che hanno fatto luce sui moventi, gli autori e i mandanti dei principali fatti di sangue degli ultimi anni.

In manette Francesco Argentieri, detto Francescone o Mago e Giovanni Colucci, il professore, accusati dell’omicidio di Antonio Molfetta, ucciso perchè ritenuto collaboratore delle forze dell’ordine.

Ronzino de Nitto è ritenuto l’autore del tentato omicidio di Vincenzo Greco, a seguito dello sgarbo in carcere del capoclan campana.

Diego dello Monaco si occupava dei traffici di droga e aveva la disponibilità delle armi, mentre Antonio Epicoco detto Chicco Pizzaleo è accusato del tentato omicidio di Francesco Palermo e di quello di Franco Locorotondo.

In manette sono finiti anche Giuseppe Locorotondo Vito Stano, Carmelo Vasta, Francesco Campana, autore insieme a Carlo Gagliardi dell’omicidio di Antonio d’Amico nel 2001, perchè fratello del collaboratore di giustizia massimo, Carlo Cantanna detto Caccavella, autore dell’omicidio di Tommaso Marseglia, Marcello Cincinnato che insieme a Emanuele Guarini uccise in Montenegro Nicolai Lippolis, e poi Francesco Gravina, detto Gabibbo, Franco Locorotondo Massimo Pasimeni e Salvatore Solito.

Sono quasi tutti mesagnesi, a conferma che il Comune è ancora oggi uno degli epicentri della Scu brindisina, ancora attiva ed estremamente pericolosa, ben inserita nel tessuto sociale con una comunità non solo assuefatta ma addirittura solidale.

Mariella Costantini