Meno detenuti e un nuovo padiglione per il carcere. Fullone: “Amnistia e indulto non bastano. Serve riforma”

Mentre la politica litiga sull’amnistia e l’indulto, dopo l’appello di Napolitano, a Lecce i detenuti diminuiscono perché i giudici utilizzano di più le misure alternative. Presto sorgerà un nuovo padiglione a Borgo San Nicola, ma i problemi di sovraffollamento e di personale restano.

carcere di  Borgo S.Nicola

LECCE- A sette anni dall’ultimo indulto si torna a parlare di questo provvedimento di indulgenza a carattere generale, che produce l’estinzione della pena. Ma si parla anche di amnistia, che consiste nell’estinzione del reato per un determinato periodo di tempo.

Si tratta dell’extrema ratio che lo Stato usa per venire fuori dal pantano del sovraffollamento carcerario, che è sanzionato dall’Europa e dagli stessi giudici italiani: a Lecce, due anni fa, il Tribunale di Sorveglianza ha condannato l’amministrazione penitenziaria a risarcire un detenuto straniero per l’inadeguatezza degli spazi.

La politica ha già avviato un acceso dibattito dopo le parole di Renzi, che ha parlato di ‘bomba libera tutti’, facendo arrabbiare molti compagni di partito. In mattinata, Sergio D’Elia dei Radicali ha risposto al sindaco di Firenze in diretta telefonica a Radio Regione Salento: “E’ un analfabeta della costituzione italiana e non conosce la Convenzione europea dei diritti dell’uomo”.

Oggi, il carcere leccese non ospita più i 1350 detenuti del 2011, ma i problemi restano: il numero è sceso a 1158, ma il tetto fissato dalle leggi è di 700 detenuti. “La diminuzione della popolazione carceraria è dovuto al maggiore ricorso a misure alternative, come gli arresti domiciliari – spiega il direttore di Borgo san Nicola, Antonio Fullone – “Amnistia e indulto non sono la soluzione, ma sono un punto di partenza per una riforma strutturale”.

Mentre la politica discute, a Lecce è tutto pronto per la nascita di un nuovo padiglione carcerario che dovrebbe portare a una svolta: l’appalto per la costruzione è stato assegnato, i lavori partiranno i primi di novembre e dopo 400 giorni l’opera dovrebbe essere consegnata.

L’ampliamento del carcere non risolve i problemi, perché manca anche il personale: a Lecce dovrebbero esserci 770 poliziotti, ma ora sono solo in 550. Questo crea problemi anche nelle attività ricreative, lavorative e di recupero: non essendoci personale che possa assistere i detenuti queste attività vengono limitate. “La polizia penitenziaria di Lecce ha perso circa 200 uomini per i pensionamenti e altro – spiega Ruggiero Damato dell’Osapp – Sarebbe meglio privatizzare le carceri, come avviene in altri stati. Mancano psicologi, medici e tanto altro. Abbiamo fatto tante denunce, ma i dirigenti non si vedono. Il mondo penitenziario non interessa a nessuno: la politica si svegli”.