Incidente Attanasio, favorirono l’imputato? Indagati anche due magistrati

Ylenia attanasio morì in un incidente stradale nel 2007. Chi la investì venne assolto in 1' grado e condannato al risarcimento civile in appello. Con l'accusa di averlo favorito, ora sono indagati anche due magistrati

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ALEZIO- E’ una storia travagliata fin dall’inizio quella dell’incidente stradale di cui fu vittima Ylenia Attanasio. Ora, però, sulla scia di quella storia  ci sono anche due magistrati leccesi a risultare tra gli indagati, assieme ad altre tre persone. L’accusa, per tutti, è di favoreggiamento personale in concorso.

Avrebbero favorito, in sostanza, colui che investì  la 23enne  che perse la vita l’8 luglio 2007 sulla Alezio- Gallipoli, mentre era  in sella al suo scooter e stava per svoltare a sinistra per entrare in un distributore di benzina. L’esposto presentato dal padre, Rosario Attanasio, il 3 luglio scorso, ha portato, dunque, ora, come risulta dagli atti, ad iscrivere formalmente nel registro degli indagati il pm all’epoca titolare del fascicolo e il giudice allora in forze presso il Tribunale di Gallipoli e che, il 7 luglio 2009, emise la sentenza di primo grado contenente l’assoluzione con formula piena, “perchè il fatto non sussiste”, di Vittorio Spada, 65enne gallipolino, colui che avrebbe tamponato Ylenia.

In secondo grado, nel settembre dello scorso anno, la Corte d’appello di Lecce ha riformato, seppur parzialmente, l’esito del processo. A impugnare la sentenza, però, non è stata la Procura, ma sono stati gli avvocati di parte civile. Di conseguenza, la Corte ha potuto solo riconoscere la responsabilità dell’imputato, condannato a risarcire i danni ai familiari della vittima e a pagare loro una provvisionale di 40mila euro al padre e 25mila ai fratelli. Nessuna sentenza penale di condanna, dunque.

Ed è stato questo a portare la famiglia di Ylenia ad avviare una petizione on line, lo scorso luglio, per chiedere giustizia. Ed è anche alla luce di quella seconda sentenza che è stato presentato esposto in Procura da parte del padre Rosario, assistito dagli avvocati Matteo Speradio e Luigi Pastore e che ha puntato il dito contro presunte  incongruenze e contraddizioni:  “Mi sono chiesto più volte come mai tutti, periti, pm, giudici, ecc. che sono stati gli attori di questo processo- ha scritto nell’esposto-  hanno preso per buone solo le tre testimonianze che sono visibilmente pilotate e palesemente in favore alla manovra di favorire l’assoluzione di Spada?”.

È questo il cuore dell’accusa, pesante, contenuta nell’esposto e, ovviamente, ancora tutta da verificare. Le tre testimonianze di cui Attanasio ha parlato sono quelle rese ai carabinieri dagli altri tre uomini che risultano ora indagati, uno dei quali nel  frattempo è deceduto.